Villa da Zara

RICERCA STORICA ESEGUITA PER L'AREA ED I FABBRICATI DI PROPRIETÀ ' DEGLI EREDI RUFFATTI IN VIA ROMA 21123 IN CASALSERUGO (PD)

Lo scopo di questa ricerca è di documentare l'origine del fabbricato, del parco adiacente, dell'organizzazione urbanistica preesistente, al fine di poter meglio giustificare e documentare le scelte urbanistiche e gli indirizzi di eventuali restauri o recuperi del patrimonio immobiliare. In questo caso i catasti storici disponibili, che per questo studio allego, sia in copia fotografica degli originali, sia in restituzione geometrica, in modo da poter fare dei confronti per sovrapposizione, documentano con molta precisione do stato dei luoghi, e le trasformazioni che sono state fatte, dal 1836 ad oggi.

In modo particolare è possibile rendersi conto delle trasformazioni che hanno coinvolto tutti i fabbricati presi in esame.

La Villa Da Zara da fine `800 sino a circa il 1950 era il complesso immobiliare e monumentale più cospicuo del comune di Csalserugo,Essa è posta nel centro del paese, in un ramo dell'incrocio tra la via per Bovolenta (ora via Umberto I) e la strada comunale che conduce a Maserà (ora via Roma).
La famiglia Da Zara era allora proprietaria di un'immensa proprietà fondiaria, circa 6000 campi Padovani, che si estendevano nel territorio del paese, e nei paesi vicini. Leone Da Zara si era trasferito, agli inizi del `900, nella residenza di Calassero, pur possedendo a Padova un magnifico palazzo, in Via Emanuele Filiberto.

Parenti della famiglia Da Zara erano anone altri grandi proprietari terrieri nella vicina Lion, frazione di Albignassero, dove avevano una grande villa del`700, come centro dei loro affari, ma non fu mai abitata in modo continuativo essendo usata solamente come residenza di campagna. Leonino Da Zara, figlio di Leone, fu d'erede unico di tutta la fortuna dei Da Zara di Csalserugo.

Nel corso della sua vita riuscì a disperdere d'intero patrimonio, accumulando anone una notevole situazione debitoria. La parte residua dei beni, nei primi anni 60, fu prima sottoposta a pignoramento, quindi a vendita coattiva dall'intendenza di finanza di Padova, per imposte non pagate ed altre passività. Le traversie dell'ultimo conflitto bellico, d'incuria e cattiva amministrazione poi, avevano ridotto i fabbricati a ben misera cosa, rispetto all'antico splendore.

L'asta dei beni tenuta nel 1963 fu assegnata alla ditta Tasca e Carcerato, che divennero quindi proprietari della villa, del parco e della baronessa, nonché del Brodo già appartenuto alla famiglia Da Zara.

L'angolo della proprietà tra le due vie principali, già edificato sulle alte mura di cinta forse dal lontano `500, fu acquistato nei primi anni '50 dalla famiglia Lazzarini che realizzarono un bar ristorante piuttosto vasto, tuttora in esercizio. La consultazione del foglio di mappa VIRI del Catasto Italiano, che riproduciamo negli allegati grafici a questa relazione, con aggiornamenti delle situazioni catastali sino al 1961, consente di leggere perfettamente la situazione più sopra descritta. La famiglia Da Zara venne in possesso dei beni in Casalserugo verso il 1850.

Non è stato ancora ritrovato l'atto di compravendita, né vi sono carte che diano notizia di questo acquisto. Vero è che una ricerca approfondita su questo aspetto non è stata ancora compiuta. Ho raccolto notizie, sia di tradizione orale dai familiari, in modo particolare da mio padre, nato a Csalserugo nel 1909, ma anche da altre fonti, in modo particolare dal compianto dotò .

Dario Saronno, erudito e filologo, specialista in onomastica, attento conoscitore delle testimonianze sull'origine e sulla storia del nostro paese. Ho consultato i catasti storici di Calassero, e nelle tavole allegate produco copia delle mie ricerche.
Nel corso di questa mia ricerca ho detto molti documenti, principalmente all'archivio di Stato - sei.di Padova - parte dei quali ho provveduto ad acquisire copia. In essi sono frequentemente riportate planimetrie e descrizioni delle proprietà, ma sempre in modo frammentario e di difficile individuazione o attribuzione alla nostra realtà presente.

Solamente con il primo catasto Austriaco, il cui impianto risale al 1836, si può essere certi di rinvenire cose precisamente riferibili alle proprietà, sia in ubicazione come in consistenza. La qualità della precisione del rilievo topografico è sorprendente. Nello studio del fabbricato che qui presento si può rilevare la modestia degli errori sui rilievi dalla tavola di comparazione, per sovrapposizione, che ho realizzato tra i vari catasti. Le maggior parte delle notizie precedenti al 1836 non sono ancora sufficientemente studiate e soprattutto ordinate. Elle si trovano all'archivio di Stato ai Padova, nel fondo Orlato, recentemente acquisito dall'archivio, proveniente dalla nobile famiglia Orlato o Orlati.

Un membro illustrissimo ne fu nel medioevo Sartorio Orlato, storico e professore all'Università. La sua tomba è tuttora visibile in Padova, ed identificabile dallo stemma, in una nicchia medioevale addossata alla parete esterna della basilica del Santo prospiciente la piazza. Questa famiglia ha abitato ed ha avuto importanti proprietà in Casalserugo, sino dall'inizio del 1200, come fonti documentali assicurano. Sicuramente questo gruppo familiare abitava il sito ai Casalserugo già da qualche tempo.

Molte altre notizie sono reperibili nei fondi ecclesiastici, che sono vastissimi, e molto documentati: sia l'ordine dei Gesuiti, che i Benedettini, con meno sistematicità gli altri, per ogni donazione o legato ricevuti, provvedevano ad una ricognizione frequentemente redigevano una planimetria dei beni, e quindi la stima dei beni stessi con una dettagliata descrizione dello stato della condizione della condotta agricola e delle culture praticate.

Nel `700 è frequente imbattersi in questi documenti: per esempio nelle carte che parlano ai Casalserugo, un certo perito Squarcino è autore ai alcuni ai questi `Testimoniali ai Stato dei luoghi' ai grande diligenza e precisione. La maggiore difficoltà nella ricerca, per tutti gli atti sino all'800, in alcuni casi compreso, sta nell'interpretazione dei documenti scritti: l'aiuto ai un paleografo diventa indispensabile per le carte dal `400 al `600. In realtà notizie precedenti al 1836 si possono rinvenire anche perché disponiamo del fondo Orlato ove si trovano molti documenti, anche medioevali.

La vicinanza delle Due Carrare fa immediatamente intuire che Castel Di Ser Ugo fosse una località posseduta e governata probabilmente da una persona molto vicina alla famiglia dei Carraresi, Signori ai Padova in età medioevale.
Una lettura sistematica delle carte del fondo potrebbe fare molta luce su questi periodi. Non tutte le località possono giovarsi ai fonti documentarie così lontane.

Di contro sia gli archivi Parrocchiali, sia gli archivi del Comune sono praticamente inesistenti. Il paese è sempre stato un borgo rurale, notevolmente impoverito, rispetto al passato, nei primi anni del `900. Per evitare la chiamata alle armi, e forse per motivi ancor più radicali ai opposizione all'autorità amministrativa, il Municipio è andato a fuoco più ai una volta, con l'intento, appunto, ai distruggere gli archivi per evitare la coscrizione militare obbligatoria. In epoche relativamente recenti gli anni '60 il parroco stesso ha bruciato l'archivio della parrocchia: è stato risparmiato dal rogo solamente l'insieme dei registri parrocchiali delle nascite e delle morti, dalla fine del '600 in poi.

Come ho già detto più sopra ho potuto raccogliere molte informazioni sulla proprietà in questione, per i periodi antecedenti all'800 dal compianto dotò . Dario Saranzo , specialista in onomastica, che ha pubblicato recentemente un'opera fondamentale sui cognomi della provincia ai Padova e sui Veneti. La sua grande pratica ai ricerca archivistica e la capacità ai inquadramento storico delle notizie, unita ad una grande profersionalità nella paleografia medioevale e rinascimentale hanno consentito ai avere da lui molte notizie interessanti ai fini della ricostruzione della storia della proprietà.

Da studioso profondo e preciso qual era, mi ha sempre indicato l'origine delle fonti dove attingeva le notizie. Erano per lui `Sottoprodotti' delle sue ricerche, come lui amava chiamare queste note che comunicava, sempre con grande piacere e generosità, ad amici e conoscenti. Attraverso un documento notarile ai costituzione ai dote si viene a sapere che nei primi anni del `500 la famiglia Donai, detto poi Dell'Orologio, era divenuta proprietaria ai terreni in Casalserugo , e vi aveva costruito una Villa con orto e con muro. Circa negli stessi anni un membro ai questa famiglia, professore dell'Università ai Padova, progetta e realizza l'orologio astronomico nella Piazza dei Signori in Padova. Da qui deriva la seconda parte del cognome `Dell'orologio' che rimane al casato. In molti documenti si rinviene il nome ai Donai, in molti altri Donai dell'Orologio, in altri `detto dell'Orologio' in altri ancora semplicemente dell'Orologio.

In un documento, che testimonia ai una donazione ai beni ai Benedettini dell'isola ai S. Giorgio ai Venezia, probabilmente da parte dell'ultimo erede della famiglia, accompagnata dalla perizia ai stima dei beni, sono rappresentati anche dei fabbricati.Di seguito riproduco questo documento. Potrebbe trattarsi della proprietà che studiamo, anche se non si può affermarlo con certezza.Di certo è un documento databile alla fine del `600, e si tratta ai un allegato grafico ad una perizia ai stima, che non sono stato in grado di leggere ed interpretare nella sua interezza per la necessità di una collaborazione specialistica nella lettura del contesto e del complessivo dei documenti che lo compongono.

Un altro documento che ho trovato, indica una proprietà confinante con quella del 'Sig.Carlo Orologio'. In questo caso si tratta di un documento del `700, del fondo dei Gesuiti, che descrive una proprietà pervenuta per Legato Testamentario, situata in comune di Casal di Ser Ugo.

Il Saronno mi ha riferito ai ritenere praticamente sicura l'attribuzione ai Donai per il complesso Da Zara, e c'era l'accordo ai fare una scappata all'archivio ai stato insieme ma è mancato prematuramente. Infatti la Baronessa, un grande fabbricato del `500 ancora esistente, è sorte del grande complesso, è presente nella planimetria ai un atto ai testamento del primo `700, che riporta in dettaglio la toponomastica e la descrizione dei luoghi, con particolari tali da non lasciare dubbi sull'attribuzione.

Da queste fonti si apprende che la famiglia Donai si estingue nel `700, e tutte le proprietà furono lasciate all'ordine Benedettino dell'Abbazia ai S.Giorgio Maggiore ai Venezia.

L'ordine dei Benedettini ai S. Giorgio Maggiore, nella seconda sorte del secolo XVIII°, pensando inevitabile un mutamento dell'atteggiamento delle pubbliche autorità nei confronti delle proprietà ecclesiastiche che ormai rappresentavano più dell'80 % dell'intera proprietà fondiaria cominciano ad attivarsi per aismettere le proprietà con minor reddito, o meno importanti. Si trovano negli archivi i vari catasti delle proprietà ecclesiastiche, che in quel periodo sono molto aggiornati.

Per quanto riguarda la nostra proprietà Saronno ha rinvenuto un curioso atto in cui i monaci ai S.Giorgio Maggiore cedono molti beni ad un certo Solai, abitante in Calassero e ai professione mediatore e procuratore d'affari, con l'obbligo ai pagarli parte in contanti, e sorte con dilazioni, o formule da concordare: sembra più una procura a vendere, che una vera cessione. In archivio ci sono anche vari atti successivi del Solai, che cede appezzamenti ai terreno e fabbricati. Questo avveniva verso il 1785 - 90.

Con la caduta della Repubblica Veneta, ad opera ai Napoleone Buonasorte , nel 1794, e negli anni seguenti, la quasi totalità dei beni ecclesiastici sono confiscati ed acquisiti al Demanio dello Stato. Per quanto riguarda la proprietà oggetto del nostro studio, va poi considerato il Catasto Austriaco dove si legge con chiarezza che il gruppo ai fabbricati posto all'incrocio delle strade era una proprietà omogenea, ai consistenza rilevante. Importante, tra l'altro, notare la regolarità dei confini, dettati dalla morfologia del terreno e rimasta praticamente immutata. Dal confronto tra descrizioni grafiche del detto Catasto e le varie stime, nonché la costituzione della proprietà cinquecentesca, precedentemente citata, non sembra siano intervenute delle importanti modifiche ai fabbricati, ed osservando la regolarità dei confini non sembra che siano intervenuti frazionamenti o cessioni ai porzioni fondiarie, o importanti accorpamenti, come è invece facilmente riscontrabile per altre proprietà, anone vicine.

Quindi si può affermare che l'impianto del 1836 descrive la proprietà come è sempre stata, e in sorte ancora visibile. Sulla via per Bovolenta, dall'incrocio con la via per Maserà, si incontrava un'alta mura di cinta - più di 4 metri, che delimita una proprietà. A circa 150 metri dall'incrocio si apre un portale ad arco che immette in una vastissimo cortile, con un grande fabbricato rurale, forse porticato - la Baronessa - che ha sul davanti un'imponente selciato in trachite dei colli, dal caratteristico colore cinerino, con alti bordi, sempre in trachite, che ne chiudono i confini. Questo manufatto serviva per l'essiccazione dei prodotti agricoli al tempo dei raccolti. Le dimensioni veramente imponenti testimoniano della notevolissima quantità di terreni a coltura che facevano capo a questa struttura. Sul fondo un fabbricato colonico chiude a L la proprietà verso un giardino. Questa situazione, pressoché immutata è stata presente sino ai nostri giorni.
 
Da testimonianze orali, e dai possibili riscontri in cartografia, l'alta mura è stata in gran parte inglobata nei fabbricati che si sono realizzati sul bordo stradale, e in parte prima ridotta, quindi definitivamente abolita dall'ultimo intervento di restauro, che ha recuperato la Baronessa, ricostruito con altre proporzioni il fabbricato di fondo, e realizzato una piazza, ed un parcheggio, aperto al pubblico, dove sono state utilizzate alcune delle antiche pietre per realizzare la pavimentazione della piazza stessa. Il malpela n. 574 del catasto Austriaco, che rimane pressoché immutato nel tempo anone negli altri catasti, racchiude questi fabbricati. La Baronessa è senz'altro un fabbrica del `500. Era un fabbricato rurale destinato all'amministrazione, al deposito di attrezzatura e prodotti agricoli, che ha subito molte trasformazioni o adattamenti nel corso degli anni, ma dove l'aspetto esterno non è mai cambiato, salvo che per il tamponamento del semiportico, che comunque rimane perfettamente leggibile. Il sistema di copertura e le travature di sostegno sono giunte sino a noi, e sono attualmente ben visibili e messe in evidenza dal recente restauro. Sulla via che porta a Raserà continuava la mura che divideva la proprietà dalla strada. A circa 300 metri dall'incrocio un portone interrompeva la cinta muraria, per consentire l'ingresso alla villa.

La mura proseguiva per altri 100 mt. Circa, per finire sull'argine di un fosso, dove devia a 90° per proseguire in profondità. Nella carta questi luoghi sono identificabili con i mappali n. 573, 571, 778, 569, e 782, sempre riferiti al catasto Austriaco. Questi mappali rappresentano rispettivamente:

•  573 - era la particella di collegamento tra il retro della Baronessa e la villa. Data la lavorazione della muratura, e dai decori, si può pensare piuttosto che questo lato fosse una facciata molto importante per il fabbricato. Questo terreno è stato sempre tenuto a giardino.
•  571 E' un malpela a servizio del lotto edificato in aderenza al fabbricato posto nel malpela
• 778   malpela dove sorge un fabbricato, di forma pressoché quadrata, forse l'originaria casa padronale del `500.
•  569 - malpela circondato da mura, ancora oggi esistente nelle stesse forme geometriche. Nella carta dell'impianto la porzione posta a sud della villa ha una colorazione verde, che può forse indicare la destinazione ad orto del piccolo lotto di terreno indicato.

•782 - L'area indicata da questa particella sino a quasi i nostri giorni è stata destinata interamente a parco. Alcune piante ancora esistenti - Tute , pino del Libano, eco sono piante che per mole attuale testimoniano almeno una vita ultracentenaria.

Il catasto Austro-Italiano documenta il passaggio amministrativo al nuovo stato unitario Italiano, e quindi il suo impianto per la parte di accertamento del reddito ai fini dell'applicazione delle imposte.Per la parte cartografica la nuova autorità amministrativa dell'Italia Unita conferma quanto esiste, pertanto la cartografia del nuovo catasto dello stato unitario è l'aggiornamento della cartografia d'impianto del catasto Austriaco.Solo con l'inizio del XX° secolo lo stato unitario decide di rifare gli impianti topografici, con nuovi criteri di uniformità, e con nuove normative tecniche. Questo si materializza con il Catasto italiano, la cui cartografia è aggiornata nelle mappe d'impianto sino al 1961.Da quella data in poi abbiamo il catasto vigente, che ora è interamente disponibile in forma digitale, ed aggiornato di conseguenza alle variazioni che quotidianamente sono inserite nei pubblici registri delle proprietà: l'Ufficio del Registro. La consultazione di questi catasti ci consente di vedere con grande precisione le dimensioni ed i dei fabbricati posizionanti. La fine del secolo momento di passaggio dal catasto Austriaco al Catasto Italiano sono aggiornate con ragionevole precisione le consistenze delle proprietà. La proprietà che stiamo esaminando subisce delle notevoli variazioni, pur rimanendo nella sostanza immutata. Le modifiche consistono in ampliamenti ed integrazioni ai fabbricati, ammodernamenti e rifacimenti.

Dal confronto della cartografia si nota come il fabbricato del malpela 775 ora 778 e 571 rimane invariato, ma nel malpela 573, che non viene cambiato di molto, sono inseriti due fabbricati, realizzati in aderenza alla mura di cinta, che sono individuati ai mappali n. 1137 e n. 1248. Solamente un piccolo scoperto, addossato alla mura di cinta, separa il vecchio dal nuovo fabbricato realizzato. Nel catasto del Consorzio dei Patriarcati, successivamente Bacchiglione - Brenta, per il nuovo fabbricato è indicata continuità con il fabbricato preesistente.

Da informazioni di tradizione orale degli abitanti di Calassero , ed in modo particolare da mio Padre, nato nel 1909, che ha frequentato questi luoghi sin da bambino, il nuovo fabbricato era destinato a serra, mentre il fabbricato realizzato nel malpela 1248, molto vasto ed in aderenza alla Baronessa , trovavano collocazione gli uffici dell'amministrazione Da Zara e l'abitazione del primo fattore. Nel catasto Italiano, realizzato come ricordato all'inizio secolo, troviamo che nel malpela n. 9, in parte rappresentante il malpela n. 778, il fabbricato è completamente modificato. Rimane un'altra appendice, nel malpela n. 6, adiacente alla casa, che sembra essere la parte terminale, non demolita, delle antiche serre, il fabbricato del malpela n. 1137 del catasto Austriaco - Italiano.
Nella sovrapposizione delle planimetrie, pur con gli inevitabili errori metrici, indotti dalle stesse metodiche di rilevamento e costruzione dei catasti in esame, possiamo osservare che il nuovo fabbricato comprende il fabbricato precedente, per una grande parte, e che l'appendice della serra è sempre esistita, e forse in origine era anone più grande. Il nuovo fabbricato, che rileviamo nel catasto Italiano, si sovrappone dunque trasformandolo, con riduzioni ed ampliamenti al fabbricato preesistente.

Dall'esame delle murature liberate dall'intonaco in occasione dei recenti lavori di rifacimento degli intonaci esterni, questa trasformazione è, a nostro
avviso, molto evidente. Come era d'uso, il nuovo fabbricato recuperava le murature preesistenti per quanto possibile. Tutta una serie di `fuori squadra' e di irregolarità della partizione delle stanze si può giustificare con il recupero delle murature preesistenti che imponevano delle misure obbligate,. La parte aggiunta è una fetta di fabbricato, posta sul lato OVEST, per una larghezza di circa 5 metri,il fabbricato preesistente viene ridotto sul fronte prospiciente la strada Comunale per Raserà , lato NORD. Dalla sovrapposizione delle planimetrie si può stimare che la facciata sia stata fatta arretrare di circa 5 metri. Anone in questo caso la lettura delle murature scoperte per i nuovi intonaci porta una conferma a questa tesi.

Da tutte queste considerazioni si può affermare che l'attuale villa fu costruita / ricostruita nell'arco temporale dal 1880 al 1910, circa. Il 1880 è la data in cui si può affermare che il catasto Austro- Italiano entra in funzione per la località di Calassero : essendo rappresentata la vecchia fabbrica, non vi sono mutazioni. Il Catasto Italiano entra in funzione per Calassero nei primi anni del nuovo secolo. Vi è rappresentata la variazione della forma di tutti i fabbricati della proprietà Da Zara. Da questa situazione si può ragionevolmente derivare la datazione della riedificazione della villa . Anone l'analisi stilistica dell'architettura del fabbricato caratterizzato dalla linearità e sobrietà dell'insieme, con un equilibrio nelle simmetrie testimonia che si tratta di un buon esempio di architettura minore di gusto tardo ottocentesco. I decori rimasti, i pavimenti, i rivestimenti, i serramenti fanno intravedere un gusto Liberty, molto sobrio, che richiama decorazioni visibili in molti esempi, sia di decoro esterno, come di decoro degli interni, in fabbricati tardo ottocenteschi della vicina città di Padova.

Si può pensare che la grande area verde del parco posto all'interno della proprietà, sia stata riorganizzata, magari inglobando alcune piante di pregio preesistenti. Il giardino il cui disegno ancora oggi si può leggere, occupava tutta la vasta area, per una superficie vicina ai 20.000 mq. Oggi rimane a parco una superficie di circa 10.000 mq. Partendo dalla galleria passante posta a centro della villa, la facciata SUD è costruita sulla simmetria della loggia sovrastante la galleria. Da questa si apre il viale principale, in ghiaino, carrozzabile. Sul fondo del cannocchiale del viale, a circa 80 metri, sono posti due pilastri in cotto, che fungono da portale, delimitando solamente gli spazi alle due grandi aiuole circolari, tutte attorniate da un viale in ghiaino, che servivano come galoppatoio.

Un viale posto sud ciglio della particella, à SUD, chiudeva il parco dal contiguo appezzamento di terra, detto 'brodo di casa ', e conduceva alle scuderie.Un fabbricato già visibile nel catasto Austro Italiano, bombardato e danneggiato durante l'ultimo conflitto bellico, e quindi demolito. I mattoni recuperati sono serviti per il restauro e rifacimento della chiesa del capoluogo.Il parco è stato oggetto di studio e catalogazione dà parte della Provincia di Padova, nella cornice di un'iniziativa che .a voluto raccogliere e catalogare tutti questi monumenti verdi. L'arò. Bussàtorì, ed i suoi collaboratori, citano il parco in un'importante e nota opera di recente pubblicazione. Sull'argomento si sono svolti anche importanti convegni, ed ulteriori studi scientifici ne sono derivati, tra cui quelli che .anno portato ad restauro e recupero dei giardini Terse , adiacenti all'ospedale di Padova. Ora sono aperti e fruibili dal pubblico.

Il parco da data d'impianto è collocabile nella seconda metà dell'800, è stato classificato dalla Provincia di Padova come `Giardino Romantico'. Là datazione può essere compatibile con d'ipotesi, che qui abbiamo prospettato, che il giardino già esistente dà molti anni, abbia subito da sistemazione ancora oggi visibile, in occasione della riedificazione delle dimora signorile e del riordino generale degli edifici eseguiti dal Dà Zara nel finire dell'800 . Come conclusione, sodo parziale di questo studio, si può dunque affermare che anche il parco insieme con gli edifici meriti di essere conservato e valorizzato in fase di restauro e di riassetto dell'intera proprietà.