In ricordo di Agostino, una persona perbene

Ci sono persone che fanno la storia di una comunità ma non passano alla Storia, sopravvivono però nella memoria dei loro cari, in uno scrigno pieno di ricordi preziosi da custodire e, se possibile, da tramandare nel tempo.
Capita a volte che, proprio la tragica modalità della loro scomparsa - come un grosso pugno alla bocca dello stomaco - ci costringa a fermarci per rifiatare. E’ in questi momenti di grande dolore che ci viene data l’opportunità per riflettere su questi meravigliosi compagni di viaggio, coi quali abbiamo camminato sulla strada della vita, e solo ora, che non ci sono più, capiamo l’importanza di averli avuti accanto: talvolta davanti a guidarci, altre volte dietro a sospingerci. Quasi sempre al nostro fianco, a condividere tante esperienze, legati in un abbraccio fraterno che ha reso più agevole il cammino e più gioiosa l’esistenza di un’intera comunità.

Agostino Buratin era una di queste persone. Era un amico, un fratello, uno su cui potevi contare. Sempre!
Se nel nostro piccolo mondo ci fosse qualche Agostino in più ce ne accorgeremmo subito, perché sarebbe un mondo migliore: ci sarebbe più passione civile, più fede nelle capacità umane, più solidarietà ed amicizia, più onestà, anche di pensiero. Più bontà. (“I me dise spesso che so bon, massa bon … spero no tre volte bon…”). Più amore per la ricerca della verità. Più rispetto per le persone e le idee. Ma soprattutto, nel mondo di Agostino, si mangerebbe bene e si berrebbe ancora meglio. (“Metive in testa na roba: mi no magno par vivare ma vivo par magnare!”).
Quest’ultima non è la tipica frase di un assiduo frequentatore delle nostre “ostarie”. Esprime invece con rara efficacia la motivazione che sostiene chi fa ogni cosa con passione e non per necessità. Di chi vive e non si lascia vivere. Di chi mette tutto sé stesso in ciò che fa, dal preparare una cena per gli amici all’organizzare una importante manifestazione.

E’ importante perciò ricordare Agostino non solo per le (tante) cose che ha fatto - di cui faremo cenno nelle note biografiche - ma soprattutto per come le ha fatte. Per la passione che lo ha animato, sorretta da una lucida capacità di pensiero e da un profondo rispetto per l’interlocutore di turno.
Era un buono dotato di un vocione autorevole che gli avrebbe facilmente permesso di imporsi invece di cercare il confronto attraverso il ragionamento (”Calmi tosi, stè calmi! Se fèmo na gara a chi sìga pì forte, ea gò xà vinta in partensa. Perciò sbasèmo ea vose e scominsièmo a ragionare con calma”).

Una specie di santo, allora? No! Semplicemente una persona perbene, di straordinaria ordinarietà come ne esistono poche. Difetti (non pochi!) compresi. Gli piacevano le cose semplici ma fatte bene, con dedizione e passione. Grazie a questo si è conquistato la stima di molti sia sul posto di lavoro che nell’associazionismo, sia in parrocchia che nel mondo della coralità veneta, delle pro loco, in politica. Ovunque.

Nato a Maserà di Padova il 5 marzo 1956, un anno dopo emigra in Canada con la famiglia per motivi legati al lavoro del padre. Fanno ritorno nel 1963 e Agostino inizia le scuole in Italia partendo dalla terza elementare, con la classe ’55 (!). Già: questo piccolo emigrante italiano, che nel paese nordamericano in casa parlava il dialetto veneto e l’inglese a scuola, aveva guadagnato un anno nelle scuole del Grande Nord; promosso in corso d’anno dalla prima alla seconda, come si usa ancora fare da quelle parti.
Forse in quel paese dei ghiacci, l’essere un biondino dalla carnagione chiara e dagli occhi azzurri lo aveva aiutato ad integrarsi, ma di certo molto di più lo aiutarono le sue spiccate capacità intellettuali. Qualità che lo avrebbero sempre sorretto nella vita. Quell’anno guadagnato a scuola gli fece incontrare, fin da piccolo, Paola, un’esuberante e generosissima ragazza che a poco più di vent’anni diverrà sua moglie, e che ne ha assecondato e talvolta condiviso le passioni, come il cantare in coro, cosa su cui Ago amava scherzare bonariamente davanti alla consorte (“El coro gà tacà a migliorare quando me mojere xè stà casa da cantare”); Paola inizialmente abbozzava ma subito dopo replicava a tono (“Vorà dire che mì so brava a fare altre robe, miga tuti sèmo inteigenti come ti!“).
A volte “casa Vianello” si trasferiva direttamente in casa Buratin-Rigoni, per il sommo divertimento degli amici presenti.

Impegnato da sempre in parrocchia, da bravo tosèto de cièsa (Paola dixit!), eccelleva come lettore grazie alla sua calda voce baritonale ma anche grazie al suo impegno nell’adempiere a quello che per lui era un servizio importante.

Nei ferventi anni ’70, periodo in cui è esploso l’impegno civile a tutti i livelli, si fa prendere dalla passione per la politica, senza mai farsi travolgere dalla faziosità ma sempre adoperandosi per unire e non per dividere.  Una “carriera” che lo ha visto ricoprire incarichi di consigliere comunale, segretario amministrativo e poi segretario politico della DC locale (l’ultimo prima della trasformazione del partito in PPI), candidato sindaco per la prima lista civica di centrosinistra alla fine degli anni ’90.
Una candidatura emersa dalle primarie – le prime che si ricordino a Maserà – attuate attraverso un questionario sottoposto a più di 300 famiglie dalla coppia Antonino Briani - Ennio Chiaretto, che per mesi girarono il comune per costruire un programma, una lista e un candidato a sindaco che fossero espressione della cittadinanza e non di pochi maggiorenti.
Agostino fu molto combattuto sul da farsi. Temeva di non poter più dare il suo massimo impegno al lavoro, un posto nel quale si era meritatamente guadagnato grande fiducia dal suo datore, una persona che stimava - ampiamente ricambiato - e che non voleva mettere in difficoltà o peggio deludere. Alla fine accettò la candidatura per rispetto di tutti quelli che lo avevano indicato quale sindaco ideale. Tutto sommato la mancata vittoria alle elezioni gli permise di impegnarsi lo stesso in consiglio comunale senza nulla togliere alla sua attività lavorativa.

Negli anni meritano di essere ricordati l’impegno nella Pro Loco di Maserà, di cui fu anche presidente, e nella Cassa Peòta Centrale di cui divenne quello che si potrebbe definire il consigliere delegato. Un incarico ricoperto spesso e in vari ambiti fu quello di amministratore di cassa: lo fu della Pro Loco, della Democrazia Cristiana, della parrocchia, della Cassa Peòta, allo stand della sagra nonché del coro Mortalisatis.
Insomma, dove c’erano soldi da custodire e rendicontazioni da fare, beh! rivolgersi ad Agostino e chiedergli di occuparsene era un atto spontaneo, non si pensava a nessun altro. Già questo basterebbe a certificare la specchiata onestà e l’indiscussa correttezza che tutti, siamo certi proprio tutti, gli riconoscevano.

“In Italia siamo passati da 50 milioni di CT della nazionale di calcio a 50 milioni di esperti di economia e politica”(cit. Agostino Buratin).

E’ il 1993: in piena tangentopoli, con le forche agitate in Parlamento, le monetine lanciate con sommo disprezzo in faccia ai potenti decaduti, la politica costruita sugli slogan che parlano alla pancia della gente s’impone con veemenza sulla scena nazionale. Un’amara constatazione, quella espressa da Agostino: tutti pontificano su tutto, la politica è diventata come il calcio al bar sport. Quanta distanza dal suo modo di essere, dal suo modo di intendere il confronto sulle scelte da fare per il bene di tutti.
Quella frase, scritta di getto su un apposito foglio consegnatogli in un negozio di cancelleria, gli fece vincere una pregiata penna stilografica e fu pubblicata su una raccolta nazionale delle frasi più belle espresse dai clienti della Parker in occasione di un acquisto nei loro negozi. D’altra parte Agostino scriveva con una calligrafia chiara ed elegante alla pari del pensiero che esprimeva nella scrittura.

Agostino cantore di Dio, recitano le litanìe. E’ il momento di una dotta citazione: Nomen omen!
(Per chi, come Renzo Tramaglino, non pratica il latinorum, traduciamo la frase che significa: il destino nel nome!)
Una grande passione per il canto, facilitata da una voce baritonale naturalmente timbrata, sorretta da indimenticabili serate conviviali dopo le prove o post concerti, passate a mangiare, bere e scherzare in compagnia. E naturalmente a cantare.
Oltre 40 anni vissuti (vissuti!) nel coro Mortalisatis, migliaia di prove, centinaia di concerti, amicizie vere saldate dall’amore per il canto corale.  Sacro, profano, popolare o altro. L’importante era cantare, farlo bene, farlo insieme!
La musica come collante universale, il coro come comunità ideale in cui tutti hanno un ruolo e pari dignità, dove è fondamentale rispettare lo spazio e i tempi degli altri. Anche i silenzi (leggi pause, che in musica sono importanti quanto le note), altrimenti regna il caos, non c’è più accordo, viene meno l’armonia.
Nella musica corale c’è una grande passione collocata in un contesto organizzato, servono cuore e testa per cantare bene coralmente. Ci vuole serietà (tutti compìti e in divisa) e spirito di gruppo, quest’ultimo si costruisce nei tanti momenti di convivialità passati insieme e che il nostro amico definiva “far baràca”.
In questo mondo Agostino ci si trovava a meraviglia e quando, come capita in ogni luogo, vi erano periodi di tensioni o incomprensioni, lui ne soffriva come si soffre per delle liti tra familiari.  
Della famiglia Mortalisatis ormai da anni era il referente, il presidente in pectore senza mai formalizzarlo a causa del suo naturale pudore per le cariche, pur avendone ricoperte tante. Cariche dove gli oneri superavano sempre di gran lunga gli onori, e dove l’unica ricompensa l’ottenevi quando sapevi di aver fatto un buon lavoro.

Il 18 settembre 2018, a 5 metri dalla sede che ospita il coro per le prove, l’ex scuola elementare dove forse si erano visti per la prima volta lui e Paola, un tragico destino si prende e si porta via Agostino, davanti alla moglie che assiste impotente alla scena straziante. Caduto lungo la strada, vicino ad alcuni dei luoghi più cari e significativi della sua esistenza, a meno di 100 metri da casa, a pochi centimetri dal suo grande Amore.

“La memoria è l’anima. Se perdiamo la memoria perdiamo anche l’anima” (U. Eco)

Ricordo a cura di Giovanni Lazzaro*

* amico, cantore, compagno di viaggio.

 

Casalserugo e dintorni si associa al dolore della comunità di Maserà e porge le più sentite condoglianze alla famiglia di Agostino Buratin