Palazzetto Widmann Bagnoli di Sopra

Palazzetto Widmann, comune di Bagnoli di Sopra

In prossimità degli altri due edifici sorti per volere dei Widmann, la villa e la chiesa di San Michele Arcangelo, sorge il settecentesco Palazzetto per volontà di Monsignor Antonio. Egli nacque nel 1670 e venne destinato ad una carriera ecclesiastica degna di nota (divenne infatti protonotario apostolico a Roma, vice legato a Bologna, governatore a Fermo e Perugia) ma non troppo proficua a causa dei dissesti finanziari cui furono soggetti sia lui che i suoi familiari.

Tra le imprese artistiche (ed economiche) di Monsignor Antonio che contribuirono a preservarne la memoria rimane ora solo il Palazzetto, un edificio poco appariscente a due piani, più un seminterrato, che però all'interno venne riccamente decorato di pregevoli stucchi e graziosi affreschi istoriati, ad opera di significativi frescanti quali Louis Dorigny, Giambattista Pittoni, Ercole Gaetano Bertuzzi.

Una coppia di putti che reggono il cappello vescovile sopra il monogramma di Antonio Widmann

Il Palazzetto fu per Antonio Widmann un edificio immaginato per sé, per i suoi ultimi soggiorni in quest'angolo particolarmente caro della Bassa, considerandolo quasi una sorta di ritiro privato
realizzato di fronte alla grande villa ma, nel contempo, da questa separato. Era anche una elegante, raffinata dimora adatta alle feste, agli svaghi, agli incontri con gli amici, una base logistica per le battute di caccia e per attendere all'andamento delle vaste proprietà terriere.

All'interno vi troviamo un raro esempio di scala “a bovolo”, o ellittica, decorata dall'originale ringhiera in ferro battuto e delimitata da due singolari loggette interne, che accoglie i visitatori conducendoli al salone maggiore del piano nobile. I soffitti del vano scala ospitano un primo ciclo di affreschi, dedicato all'amore infelice tra la dea Diana ( di Giovan Battista Pittoni) e il giovane Atteone. Una targa con un'iscrizione commemorativa ci ricorda sia il termine dei lavori, 1727, che la motivazione del committente in merito alla sua iniziativa architettonica.

Affresco del Giambattista Pittoni nel vano della a bovolo, molto bello il dettaglio del cane accovacciato. Affresco in dettaglio clicca QUI

Il salone appare immediatamente in tutta la sua ricchezza barocca di stucchi ed affreschi come il luogo che rappresenta il fulcro dell'edificio: sul soffitto una grande quadratura ad opera di Louis Dorigny ospita il passaggio del carro di Apollo, trainato da cavalli ed apprestato dalla figure alate delle Ore. Sopra le teste dei visitatori un intreccio di nubi, putti, avvenenti creature femminili e, in lontananza, il protagonista Apollo in rapido avvicinamento. Grandi ovali alle pareti tratteggiano le vicende di Dafne ed alcune scene agresti di dfficile interpretazione, il tutto abbellito da notevolissimi stucchi a tema vegetale per i quali si è fatto il nome dei maestri ticinesi Stazio e Tencalla, in buoni rapporti con i Widmann.

Il grande affresco di Louis Dorigny sul soffitto del salone centrale, molto evidenti i danni causati dal tempo.

La visita prosegue nelle salette attigue. La personificazione degli elementi della natura inquadrati sui soffitti di piccole stanze laterali il salone costituisce un terzo ciclo di affreschi di mano del pittore di scuola bolognese Ercole Gaetano Bertuzzi: Cerere con la cornucopia e la chiave, Plutone con Cerbero e Nettuno con l'inseparabile tridente. A completamento la sala del camino sulla cui cappa troneggia un Vulcano intento al lavoro nella sua officina, attribuito a Niccolò Bambini.

Plutone con il Cerbero, affresco del Gaetano Bertuzzi.

Nel 1856 la proprietà Widmann, compreso il Palazzetto, fu acquistata da Pietro D'Aremberg, facoltoso principe di origine francese che abitualmente risiedeva a Parigi e alcuni anni dopo, grazie agli accordi tra proprietari ed amministartori locali, una piccola porzione del palazzetto divenne sede scolastica, in seguito anche sede municipale.

Lo scoppio della prima guerra mondiale fece prendere la decisione ai d'Aremberg di vendere tutta la proprietà che così passò in mano alla Famiglia Borletti (attualmente ancora proprietari della villa). Il palazzetto diverrà in seguito proprietà della municipalità giungendo fino a noi con alterne vicende.

Ricerca e foto di Leda Borghero Associazione Kaleidoscopio  Bagnoli di Sopra

foto palazzetto Widmann Giuseppe Tiozzo