Le origini di Casalserugo

Nel corso del primo millennio a.C., a partire dalla fine dell'età del bronzo e fino alla romanizzazione, l'Italia nord-orientale conobbe una civiltà con specifici caratteri di autonomia etnica e culturale, convenzionalmente denominata "paleoveneta", ossia "Veneti antichi", che conla loro cultura hanno dato un primo peculiare aspetto alla regione.

I centri principali della civiltà paleoveneta furono Este e Padova, ma la incisiva modificazione del territorio, dovuta all'allargamento della colonizzazione del Veneto, fu opera dei Romani, che pacificamente sono subentrati alle popolazioni originarie, procurando un notevole incremento alla produzione agraria, all'attività pescatoria e all'allevamento.

EPOCA ROMANA

Roma entra di fatto nel Veneto con l'apertura di grandi direttrici stradali. Il console Marco Emilio Lepido, il costruttore della via Aemilia, nel 175 a.C. stende il tracciato stradale che da Bononia (Bologna) , toccando Anneiano (Montagnana), Atheste (Este), Mons Aegrotorum (Montegrotto), Patavium, e Iulia Concordia, raggiunge Aquileia, la colonia romana dedotta nel 181 a.C.; il console Spurio Postumio Albino nel 148 a.C. costruiva la via Postumía che, partendo da Genova, in ambito veneto toccava Verona, Vicetia (Vicenza), Opitergium (Oderzo) e raggiungeva Aquileia per la via Annia che, costruita nel pretore Tito Annio Rufo nel 131 a.C., partiva da Adria, toccava Padova, Altinum e Iulia Concordia.

La via Annia, per il tratto che andava da Adria a Padova e attraversava il territorio comunale di Casalserugo, così viene descritta dal prof. Luciano Bosio: «Dopo Agna - il cui nome richiama chiaramente quello della strada romana, continuando verso settentrione, la strada attuale che porta alla località il Cristo" ripropone la direzione del percorso romano, il quale si può ritrovare anche in alcuni tratti di strada ad oriente di Arre e di Arzercavalli.

L'Annia raggiungeva poi il paese di Bovolenta, da dove si staccava il lungo rettifilo che per Casalserugo e Pozzoveggiani porta a Padova; entrava infine in città per l'attuale via Umberto i, all'inizio della quale incontrava la strada proveniente da Este, procedendo poi insieme a questa sulla direzione delle odierne vie Roma e 8 febbraio, entro la grande ansa del Brenta ( l'antico "Medoacus") che allora circondava la città». La costruzione di queste strade va però vista nel quadro generale della politica espansionistica di Roma, che mirava ad inserirsi nei territori, rispettando nello stesso tempo, almeno negli aspetti formali, le autonomie locali.

Successivamente, dopo aver iniziata la divisione del Veneto in Distretti, l'intervento più interessante, dal punto di vista del territorio, è costituito dalle centuriazione di ampie zone. Questa suddivisione, attuata mediante un reticolato di strade che dividevano il territorio in lotti regolari di uguali dimensioni, è dapprima attuata con l'uso di assegnazione di terra ai coloni e ai veterani di guerra, in seguito viene applicata da Roma per ragioni sia di controllo strategico che economico, con conseguente trasformazione radicale del paesaggio agricolo rispetto, perché la centuriazione consente l'impianto di operazioni di bonifica dei territori acquitrinosi, il controllo dei corsi d'acqua, un più razionale sfruttamento del territorio ai fini delle coltivazioni e un diverso tipo di insediamento.

Anche l'attuale territorio comunale di Casalserugo veniva centuriato e la via Annia rappresentava uno degli assi fondamentali di tale centuriazione.

L'origine di Casalserugo, come nucleo abitativo, è molto incerta, tuttavia la sua esistenza in epoca romana è confermata, come scrive Andrea Gloria, perché « Una lapide e teste romane veggonsi ancora (nel 1862) nel muro esterno del vetusto campanile». La lapide, raccolta dal Salomonio,dice: ETTIA. C. F. PRIMA / V. F. SIBI . ET / C. SEPVLLIO C. F. / MATVRO, vale a dire che Ezzia Prima, vivendo eresse a sé ed a Cajo Sepullio Maturo (forse suo marito) il suo sepolcro.

LE INVASIONI BARBARICHE

Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente e la calata in Italia, attraverso il Friuli, di popoli che i romani chiamavano barbari perché non latini, si assiste allo spopolamento delle terre centuriate e il conseguente inselvatichirsi di tutta l'area.

Anche l'attuale territorio comunale di Casalserugo segue questa sorte e fra gli impatti avuti con le varie invasioni barbariche notevole fu quello con i Longobardi, in quanto la cultura di questo popolo, orientato verso un'economia silvopastorale, dava grande importanza alla caccia, al pascolo, all'allevamento semibrado nelle terre incolte.

CASALSERUGO ENTRA NELLA STORIA

Casalserugo è citato per la prima volta nella storia come "Villa Casale nel diploma di Berengario I del 20 aprile 918, con il quale l'imperatore, alla moda dei Carolingi e prima dell'alleanza di potere tra la gerarchia ecclesiastica e l'autorità imperiale, che avrà origine più tardi con Ottone I, conferma ai Canonici della Cattedrale di Padova la proprietà delle decime e dei terreni che questi avevano in diverse località, e tra queste Casale, dette suburbane nel documento. Con lo stesso nome il villaggio di allora viene citato nelle successive conferme: nel 964 dal vescovo Idelberto, nel 3 maggio 1027 dall'imperatore Corrado II, nel 1 maggio 1047 dall'imperatore Enrico III, e il 13 novembre 1055 nell'accertamento fatto dal messo regio Gunterio sopra il legittimo possesso dei beni del Capitolo dei Canonici della Cattedrale di Padova.