LA FAMIGLIA DA ZARA

La Dott.ssa Cristina Ravara Montebelli

LA FAMIGLIA DA ZARA

Aspetti, vicende e personaggi di una dinastia che ha segnato il nostro territorio

Come sanno i lettori di Casalserugo e dintorni, c’è stata una famiglia padovana che più di tutti ha inciso sulla storia di molti comuni della cintura sud del capoluogo (perlomeno per tutto il XIX secolo), ci riferiamo, in particolar modo, proprio a Casalserugo ma anche a Maserà, Bovolenta e oltre.
Si tratta dei Da Zara, sulle cui origini, i rami di discendenza e i componenti, a nostro parere si è indagato molto poco, in rapporto con l’importanza di alcuni membri di questa famiglia, specialmente a partire dal Risorgimento.
Per iniziare a colmare, almeno da parte nostra, questa grave lacuna, abbiamo chiesto alla Dott.ssa Cristina Ravara Montebelli (*) - che si è occupata della famiglia Da Zara in un suo lavoro - la disponibilità a renderci partecipi delle conoscenze acquisite, scrivendo per noi un saggio che qui riportiamo.
Tutti potranno scoprire, non senza sorprese, chi siano stati questi Da Zara e il perché della loro importanza.
Per ragioni di fruibilità e scorrevolezza il lavoro è diviso in due parti, pertanto al momento presentiamo ai nostri lettori la prima parte a cui seguirà a breve la seconda.
Un grazie sentito alla Dott.ssa Ravara per la collaborazione.

(*) Archeologa di professione, cultore di Topografia antica (Università di Bologna, campus Ravenna), amministratore della start up YourBoost srls, autrice di libri e articoli scientifici di archeologia e storia.

1- La famiglia Da Zara: i capostipiti

I nomi di “Da Zara Mandolino e Giuseppe fratelli q.m Saul” compaiono nei Registri dei possessori dei Catasti austriaci di Maserà e di Casalserugo datati 1846 e sono indicati come proprietari di terreni ed immobili, quindi essendomi occupata di ricostruire le biografie dei loro discendenti nel mio recente libro Diplomatici e personalità ebraiche a San Marino (XIX - prima metà XX sec.) ho voluto approfondire, per quanto possibile, anche queste figure e condividere con voi le informazioni che ho trovato.
Il capostipite è Saul Zara (non Da Zara), come è indicato negli atti dell’anagrafe, figlio di Mandolin e di Smeralda Leonsino o Leoncino, nato a Padova nel 1742, possidente e abitante nel Ghetto di Padova al n. 363, poi diventato n. 907, insieme al fratello Marco e morto il 22 febbraio 1829. Dal matrimonio di Saul con Anna Salom sono nati due figli: Mandolin o Mandolino, il 30 marzo 1786 e Iseppo ovvero Giuseppe, il 21 maggio 1792, entrambi possidenti ed abitanti nel Ghetto padovano con i genitori.
Mandolino non si sposò e non ebbe figli, mentre Giuseppe, economo del collegio rabbinico di Padova, sposò Bellina (registrata anche come Bettina, Bella Lea o Elena) Latis ovvero Lattes, figlia di Sabbato e dalla loro unione nacquero cinque figli, nell’ordine: Saul, Anna, Sabbato, Marco e Moisé.  

2- Il primogenito Saul da Zara detto Paolo (1817-1895)

Il primo figlio, nato il 28 maggio 1817, portava il nome del nonno, Saul o Saulle detto Paolo ed è un personaggio degno della nostra attenzione.
Nel 1840 sposa la mantovana Adele Sforni e il matrimonio è salutato da due pubblicazioni di versi, la prima dal titolo Versi per le faustissime nozze dei signori Saule Da Zara ed Adele Sforni, edite a Mantova (1840), contenenti un’ode del cugino G. L. ed un sonetto del cugino C. L., probabilmente membri della famiglia Levi, e A. De Lamartine dedica alla coppia Alcune poesie francesi ridotte liberamente in versi italiani da Giacobbe Pesaro (Mantova 1840).
Il nome di Saul detto Paolo, insieme a quello dei fratelli Marco e Moisé, compare nei Registri dei possessori del Catasto austriaco di Casalserugo, con rettifiche del 1857 di proprietà poste in prossimità dell’argine del Bacchiglione.

Il merito maggiore di Saul ovvero Paolo fu però quello di essere mazziniano e membro di spicco del Comitato d’azione anti-austriaco, in particolare del Comitato politico di Ferrara, e di aver aiutato Garibaldi e la causa nazionale, raccogliendo denari e volontari, opera per la quale ricevette dal generale un suo ritratto con questa dedica manoscritta: “Al signor Paolo Da Zara di Padova in segno di gratitudine pei gravi sacrifici sostenuti per la causa nazionale e per la sua cooperazione qual membro del Comitato di provvedimento”.
Questa attività però gli costerà l’esilio e il rischio di essere arrestato, infatti il suo nome compare nei documenti del 1860-1861 come “pericoloso fuoruscito” e ricercato per l’arresto dalla Direzione di Polizia di Venezia.
Si era infatti rifugiato a Venezia, dove aveva incontrato personalmente Garibaldi. L’incontro, secondo le parole di un testimone oculare, si sarebbe svolto così: “Si fece innanzi al generale, che gli porgeva la mano, tremando per la commozione e colla destra offrendo un astuccio, che Garibaldi pareva esitare a prendere.
«Non è dono» disse con voce rotta dal commovimento vivo e vero dell’anima «non è dono che io vi offro, perché non è degno di voi. Ma è un portasigari col leone di San Marco…l’ho fatto fare io del quarantotto. Via accettatelo, Generale… esso vi ricorderà la povera Venezia». L’onesto esule non potè continuare, imperoché il pianto salendo dal cuore gli soffocò la voce. Garibaldi impallidì a vista, stese la mano a prendere il dono, avrebbe voluto rispondere, ma non potè e si volse altrove stringendo con effusione la mano al bravo Da Zara”.
Rientrato dall’esilio Saul aveva trasformato il suo Palazzo dell’attuale Corso Umberto n. 100, difronte alla Chiesa di San Daniele, in un centro di convegni clandestini e dove, nel marzo del 1867, aveva ospitato Garibaldi: una lapide ancora visibile sul Palazzo recita “Giuseppe Garibaldi marzo 1867. Con sua breve dimora glorificò questa casa pei secoli”.

Ritiratosi poi dall’attività politica, Saul si era dedicato a quella economica, diventando proprio in quello stesso anno azionista della Banca del Popolo di Firenze, sede di Padova, come i suoi fratelli Moisé e Marco.    
Il matrimonio con Adele o Adelaide Sforni aveva dato origine a due figlie, Emma e Bellina: della prima figlia non abbiamo al momento informazioni, mentre la seconda è quella Da Zara Bellina Elena detta Eloisa (1842-1899), residente a Venezia, moglie di Errera Moisè e madre di Errera Paolo, il quale sposerà una delle sorelle di Margherita Sarfatti, Nella, e morirà come lei ad Auschwitz nel 1944, come ho già avuto modo di spiegare nel mio libro.

Nel libro però non ho scritto che Eloisa era il primo amore di Cesare Lombroso, come dimostra la minuta di lunga e appassionata lettera, scritta dal famoso medico criminologo prima del 1869 e conservata nell’Archivio Lombroso. Si tratta della prima e forse l’ultima che Cesare aveva avuto il coraggio di spedirle, dopo averne scritte tante “a me, a me solo ed appena colla dolce illusione avevano dato riposo allo scopio violento della passione”, ma lo tratteneva dal mandarle a lei “il dovere dell’ospitalità”, che gli impediva “anche col solo pensiero d’una amicizia che non era puro ossequio”. Lombroso rivela di avere studiato a lungo l’amata “coll’intenzione, coll’analisi dell’insidioso e del nemico, cercai di trovare in te qualche difetto che mi rendesse nell’assenza men caro e men prepotente il pensiero di te”, ma non ne aveva trovati e dimostra di aver frequentato la famiglia, quando evidentemente studiava a Padova, scrivendo “mi sembravi qui in Padova e qui nella tua famiglia […]”.    
Saul e la moglie Adele però dovevano avere avuto dei problemi coniugali, perché nel 1885 “Saule detto Paolo di religione israelita” aveva sposato nella Casa Comunale di Casalserugo, davanti al sindaco Pietro Montini, Bellemo Egilda o Ermenegilda di anni 57, cattolica, possidente, nata a Mira il 25 maggio da Domenico e Antonia Fioravante e residente a Padova.
In quell’occasione gli sposi avevano dichiarato che, dalla loro unione “di dubbia legittimità”, erano nati tre figli, due femmine e un maschio, nell’ordine Amalia Maria Antonia, Maria Elisa Luigia e Paolo Angelo Luigi detto Giuseppe riconosciuti nell’atto per propri figli “ad effetto della loro legittimazione”.
La prima figlia di questo secondo matrimonio, Amalia Maria Antonia (n. 1851), si era sposata a Verona il 17 settembre 1876 con Levi Moisé Achille, nato a Rovigo (1843) da Benvenuta Angeli e Giuseppe, di professione Agente Assicurativo ed abitavano al secondo piano di Via Beccherie Vecchie n. 252 oggi Via Daniele Manin. Dalla coppia erano nati due figli, che avevano aggiunto il cognome Da Zara al proprio Levi per Decreto Reale del 26 marzo 1893, una femmina, Maria Ermenegilda Anna Cecilia (n. 1877) e un maschio Mario Paolo Domenico (n. 1881), il quale farà una carriera militare, raggiungendo il grado di Ufficiale di complemento Fanteria nel distretto di Grosseto, dove era anche proprietario della tenuta Montelattaia a Roccastrada, ancora oggi esistente: a questo ramo della famiglia apparterrà anche il Palazzo Levi-Da Zara in via Capitaniato a Padova.
Ma torniamo agli altri figli di secondo letto di Saul. La seconda figlia era Maria Elisa Luigia (n. 1854), maritatasi il 30 novembre 1874 a Padova con il nobile Mario Alessandro Longari Ponzone, figlio di Ippolito, di Casalmaggiore, Cremona, dove si trasferisce dopo il matrimonio e dove nascono i loro quattro figli: Amalia Ermenegilda Elide Maria (n. 1878), Ermenegilda o Gilda Teresa Annetta (n. 1882), Paolo Giovanni Marco (n. 1888) ed infine Letizia (n. 1891). La coppia era proprietaria della prestigiosa villa Longari Ponzone di Rivarolo del Re, nota anche come Villa Letizia, forse dal nome dell’ultima figlia ed oggi di proprietà della famiglia Brichetto Arnaboldi e Guida, genitori di Letizia Moratti.
L’ultimo figlio di Saul, non meno degno di menzione dei precedenti, è Da Zara Paolo detto Giuseppe (n. 1856), “di religione israelita”, coniugatosi il 27 giugno 1888 con la foggiana Nannarone Rosa (n. 1856), figlia di Raffele e Clementina Catenò, padre di 4 figli, il più illustre dei quali è senz’altro il primogenito, Alberto Da Zara (1889-1951) che è stato un ammiraglio italiano, mentre il secondogenito Guido Paolo Raffaele (n. 1890), aveva seguito le sue orme, ricevendo una medaglia al valore come tenente colonnello del Reggimento lancieri “Aosta” nel 1940 e cadrà in guerra nel 1943. 

(Fine prima parte - segue)        
     
Fonti documentarie:
Archivio di Stato di Padova (d’ora in poi ASPD), Catasto Austriaco di Maserà, Registro dei Possessori n. 16 foglio del libro delle partite n. 140.
ASPD, Catasto Austriaco di Maserà, Registro dei Possessori n. 9 foglio del libro delle partite n. 98.
ASPD, Anagrafe Padova Nati-Morti 1739-1836, Lettera Z.
ASPd, Atti Civili (Tribunale), 1871-1929, Casalserugo, Matrimoni 1885, n. 7.
Archivio di Stato di Venezia, Venezia, Stato Civile (Tribunale), 1871-1930, Morti 1899-1900, parte II, p. 519 n. 445.
ASPd, Censimento, Fogli di Famiglia, n. 2204.
ASPd, Censimento, Fogli di Famiglia, n. 64 B.
ASPd, Censimento, Fogli di Famiglia, n. 2206.

Bibliografia:
C. Ravara Montebelli, Diplomatici e personalità ebraiche a San Marino (XIX - prima metà XX sec.), Bookstones, Rimini 2019 in versione Ebook.
A. Balbiani, Il messia dei popoli oppressi: scene storiche della vita politica, vol. 2, Milano 1872, p. 398.
L. Briguglio, Correnti politiche nel Veneto dopo Villafranca (1859-1866), Roma 1965, p. 56.
F. Mistrali, Il pellegrinaggio degli operai italiani a Caprera, Milano 1861.
Banca del Popolo, Elenco generale degli azionisti a tutto il 31 dicembre 1867, Firenze 1868 n. 160 e 169.
Bollettino ufficiale delle nomine, promozioni e destinazioni degli ufficiali, Roma 1935, p. 2176.
Bollettino ufficiale delle nomine, promozioni e destinazioni negli ufficiali, Roma 1941, p. 7593.