La chiesa di Casalserugo

©ph.Giuseppe Tiozzo

La storia di questo Comune viene narrata anche dalle sue chiese. Quella di Casalserugo e nominata per la prima volta in un documento del 1169, nel quale Pizinardo, del fu Bonafede da Casale (figlio di Ugo?), rinuncia alle decime di Ronchi di Casale "in vice et visu S. Marie de Casale" e viene accolta"pro eadem ecclesia", mentre Terzo, fratello di Pizinardo, nel 1177 dona al monastero di S.Giustina i suoi beni mobili ed immobili.

Dalla visita pastorale del 1449 veniamo a sapere che era retta da un sacerdote e che nel 1455 vi era un cappellano, ma di quell'antico edificio ora non vi sono più tracce. La precedente chiesa di Casalserugo, dedicata alla Purificazione della Santa Vergine Maria, è stata restaurata radicalmente e ampliata in forme grandiose dal parroco Antonio Maria Giurati poco prima del 1747, mentre l'attuale, dopo otto anni di lavoro,venne inaugurata nel 1955. La sua facciata, divisa da lesene con capitello ionico, è in forme eleganti nel suo semplice assieme, dove nel primo ordine il portale e le due nicchie sono sormontati da un frontone ricurvo,il primo, e triangolare le seconde, mentre due volute, che fungono da contrafforte, collegano il secondo ordine superiore, su cui vi è un arcone a tutto sesto, contenuto tra due lesene, sormontato da un timpano triangolare dentellato.

Nel suo interno possiamo ammirare il monumentale altare maggiore, una pala raffigurante la "Presentazione di Maria al Tempio" e un delicato rilievo rappresentante "La deposizione dalla Croce", opere queste di buoni artisti.

Nell'albo dei benefattori della parrocchia viene ricordata la figura di mons. Lodovico Gruato che, con testamento del 1834, lascia una rendita di 1.400 lire austriache all'anno per procurare la dote alla fanciulla più povera del paese e per prestare soccorso e assistenza agli ammalati indigenti con medici e medicine.

La chiesa è al posto di quella attuale, è decisamente più piccola, ha solo quattro colonne, rosse (le stesse della chiesa attuale), rese necessarie dall’ampliamento del 1894 con le due navate laterali, ed ha il campanile addossato alla chiesa, come si vede dalla foto d’epoca. All’interno c’è l’altare maggiore in marmo africano, con la stessa pala attuale della presentazione al tempio, sopra la pala c’è un altorilievo in marmo della deposizione, come si vede anche oggi, di buona scuola, ma non ancora attribuito. Ai lati, l’altare di S. Antonio e quello del Crocefisso, in testa alle navate ci sono gli altari della Madonna del Rosario e, dal 1895, la statua bianca in pietra dell’immacolata, statua ancora presente (però verniciata da Decimo Quaggia nel 1948).

Per l’ampliamento del 1894 si sono usati anche i materiali provenienti dalla demolizione dell’Oratorio di proprietà di Leone Da Zara al confine nord del terreno della villa ora Greggio, da dove potrrebbe essere pervenuta nel 1895 anche la statua dell’Immacolata (vedi quietanza 8-12-1894 del capomastro Simonetto Gaetano e lettera Da Zara 4-3.1893. Anche visita pastorale 1912 e precedenti). All’entrata della chiesa c’è un soppalco che sostiene l’organo e la cantoria. Gli oli santi si custodiscono in armadiolo proprio (sotto chiave) e sotto chiave pure nell’armarone della sacrestia, che è stata rialzata.
L’Eucarestia si custodisce nell’altare maggiore con perpetuo culto e rituale rinnovazione, velo serico e doppia porticina e lampada a coneggio(?).
L’acqua battesimale in vaso lapideo, con velo interno ed esterno, con sacrario e con ringhiera chiusa a chiave. I confessionali sono chiusi a scrocco, due per le donne ai piedi della navata, uno anche per uomini e donne, più due stanzini accomodati solo per uomini: tutti con crucifisso muniti, quelli in chiesa pure di cortina , laminibus e velo.
Vi sono Ossa di S.Adriano mart. in piccola cassetta lignea, trovata dal parroco don Angelo Carraro nel 1886 all’altare di Maria dolente ora della Immacolata, dove stava nascosta dietro la mensa dell’altare, sotto i gradini, in una custodia di tutta pietra custosa con dentro la cassetta contenente le ossa con l’iscrizione “Corpus S.Adriani M.” Fu suggellata, in occasione della visita pastorale, da mons Callegari nel 1887, in attesa di ordini invano ricordati ripetutamente al Vescovo suddetto dal parroco don Modesto Zampieri. Si custodisce in canonica, senza culto veruno, piano superiore in armarone della Fabbriceria.
Reliquie che sono convenientemente suggellate e munite della relativa autentica, e si espongono (quasi tutte) in ...... nella ricorrenza del Santo:
I^ teca, S.Silvestro m, Bellini ep, Nicolai ep, Valentino presb, Martini ep, Fidenzio ep, II^ teca, S.Marco ev, Andreaa ap, Francesco ..., Laurenzio...,Tommaso ap, Mattia ap, III^ teca, S.Antonio pat, Andrea Avellino, Rocco C., Rabone, Gaetano, Giustina v m, IV^teca, S.Giovanni Batt, GioacchinoPMV, Stefano p m, Innocente gio ap, Anna m m v, V^ teca, S.Giuseppe pat, Lucia v m, Apolonia v m, Paolo ap, Blasio ep m, Pietro
nap,VI^ teca, Simone, Antonio ab, Francesco A n S, Prosdocimo ep, , VII^ teca, B.Gregorio Barbarigo, VIII^ teca, B.V. del velo, IX^ teca, S.Sebastiano, X^ teca, S.Luigi. Vasi per catecumeni, per la Cresima, per gli infermi, espositorio dorato, uno piccolo per viatico portabile con portello, 2 pissidi d’argento, 4 calici d’argentto,12 gioielli della B.Vergine. I candelabri sono in ottone o legno, per un totale di 70.
Il Parroco è don Modesto Zampieri, nominato con bolla papale di Leone XIII nel 1886 , qui riprodotta.
Un parroco molto attivo, proveniente da Mure, combattivo per la difesa e il recupero delle decime e quartesi, e ancora più ricco di idee, per il comune, nella manutenzione della chiesa, del campanile, della canonica, nel chiedere il rispetto delle norme canoniche, nel favorire associazioni di assistenza e partecipazione. E’ assistito dai fabbricieri, dai consiglieri comunali e anche da Leone Da Zara che è ebreo.

Fin dall’arrivo ha chiesto e ottenuto dal Comune manutenzioni straordinarie (all’epoca si usava). Suoi gli ampliamenti di cui sopra. Tanto attivismo , non sempre rispettoso della forma, ha comportato critiche sia dai superiori che dal popolo, al punto che i fabbricieri , in occasione dell’ampliamento della chiesa, hanno stampato un opuscolo in sua difesa (arc.parr.). Imperterrito, continuerà, ottenendo nel 1896 di costruire un avancorpo davanti la chiesa e successivamente la creazione di un asilo, di un teatro e di una scuola femminile. Un parroco vivace , insomma, facilmente accostabile a quelli descritti dal Gloria ai tempi del vescovo Barbarigo.
Sagrestano ovvero campanaro Bazzarin Francesco, organista Cavallini Francesco falegname (nonno di Laura “Tono”), che morirà seduto all’organo nel dopoguerra.
Fabbricieri Pizzeghello Francesco, Benetello Luigi, Carraretto Sante.

Rare e suggestive immagine del campanile primo dopo guerra 1946 - 1947 Riproduzione personale a scopo culturale, tutti i diritti riservati ai legittimi proprietari,