Curiosità storiche di Maserà: Aureliano Pertile ed Ernesto Breda

COSA UNISCE IL PIU' GRANDE INDUSTRIALE ITALIANO DELLA FINE DELL '800 CON UNO DEI PIU' GRANDI TENORI DEL '900? E CHE C'ENTRA MASERA'?

Partiamo da Ernesto Breda: (a sinistra nella foto sopra) cugino di Vincenzo Stefano Breda che era presidente della Società Veneta per le imprese e costruzioni pubbliche, amichevolmente da tutti chiamata "Veneta"  (nonche' come tutti sanno fondatore dell'ippodromo e della casa di riposo a Ponte di Brenta), Ernesto viene assunto proprio dal cugino per le sue capacita' organizzative e manageriali. Viene subito inviato in giro per l'Europa ad osservare come negli altri paesi piu' evoluti si stesse progettando il futuro del trasporto ferroviario. Il lavoro di Ernesto e la relazione che ne scaturi' furono talmente apprezzati da costituire la base anche della politica dei trasporti su rotaia del governo italiano di allora. 

Vincenzo Stefano, visto il grande sviluppo della "Veneta" , nel 1886 convinse Ernesto ad acquistare una piccola azienda nel milanese, la "Elvetica" che lavorava per conto di alcune ditte estere per la produzione di locomotive; per queste macchine infatti fino ad allora non esisteva una produzione italiana, infatti le prime "vache more" della linea Padova Conselve erano importate dall'impero d'Austria; solo qualche anno piu' tardi Vincenzo sostitui' le locomotive tedesche con quelle prodotte dal cugino, ma i grandi affari "Veneta" e "Breda" ci furono quando al vertice della prima, nel 1903, sali' Giuseppe Da Zara, finanziere, banchiere ed industriale, nonche' sindaco di Masera'.

Nel 1885 la Ernesto Breda contava gia' 4000 dipendenti ed una produzione che si sviluppava in un'area gigantesca della periferia milanese. Giungevano, per lavorare alla "Breda" emigrati da ogni parte del milanese, e non solo. Nel 1908, dunque 22 anni dopo la fondazione,  le officine sfornavano la millesima locomotiva e l'azienda, che nel frattempo si era ulteriormente espansa, aveva commesse in tutti i paesi d'europa, divenendo un gigante nelle costruzioni ferroviarie. Non penso che a Milano ci sia qualcuno che non abbia mai sentito nominare Ernesto Breda, che tra l'altro fu anche sindaco per un breve periodo del suo paese natale; egli infatti era nato nel 1852 a Campo San Martino, sulla strada che da Padova va a Cittadella. (Scommetto che qualcuno di voi si e' chiesto: che ci fa una vecchia locomotiva arrugginita parcheggiata vicino ad un supermercato al semaforo di Campo San Martino? beh, ora lo sapete). Morì il 6 novembre del 1918 in seguito ai postumi di un infarto che lo colse due giorni prima; la leggenda infatti vuole che Ernesto sia stato colto dal fatale colpo al cuore mentre si trovava in fabbrica ad ascoltare le parole del generale Diaz con il "proclama della vittoria"  del 4 novembre 1918.

Aureliano Pertile, (a destra della foto) tenore, nato a Montagnana nel 1885, da molti e' ritenuto uno dei più grandi interpreti lirici di sempre; anzi, dai palati piu' colti ed esigenti il suo canto viene paragonato addirittura a quello di Enrico Caruso. I cultori dell' Opera non hanno bisogno che qui venga descritto il suo curriculum musicale, basti pensare che dal 1911, anno d'esordio, fino al 1945, anno d'addio alle scene, fu un continuo susseguirsi di successi nei teatri di tutto il globo, primo fra tutti il Metropolitan di New York. Al termine della sua carriera artistica si dedico' all'insegnamento, a Milano, dove mori' nel 1952.

Ebbene: che hanno in comune questi due grandissimi personaggi? e Masera' in tutto questo che c'azzecca?

Bisogna sapere che entrambi, prima Breda e poi Pertile, avevano in comune la modalita' di investire il proprio denaro: comprare (e poi rivendere) terreni, campagne, proprieta'. Cosi' i due, molto probabilmente conoscendo uno dei piu' importanti mediatori delle compravendite del padovano, l'Amministrazione Da Zara del comm. Giuseppe, si scambiarono la proprieta' di una campagna situata in via Bolzani e sulla quale sorge l'oratorio della Beata Vergine del Rosario

Risulta infatti che nel 1912 la proprietà fosse di Ernesto Breda, che l'aveva acquistata da una certa famiglia Manzoni e che poi l'abbia ceduta appunto al tenore Pertile il quale, a sua volta la cedette alla famiglia dei Moro, detti i Rocchetto.

Questa piccola chiesetta, fondata nel XVII secolo, era famosa soprattutto per la bellissima pala d'altare attribuita a Luca Ferrari da Reggio (1605-1654), sparita misteriosamente una notte del 1978 e da allora mai più ritrovata. In essa venivano raffigurati in primo piano San Domenico a sinistra e S. Antonio da Padova a destra, entrambi con lo sguardo rivolto in alto alla Vergine col Bambino assisa in trono di nubi. Il dipinto trafugato probabilmente era molto simile a quello che vedete qui sotto, dello stesso autore, conservato presso la parrocchiale di Villa Estense, anche se in questo dipinto San Domenico viene "sostituito" da Sant'Agostino, con l'aggiunta di San Giovanni Battista.

foto pala villa estense  Villa Estense, pala di Luca Ferrari Da Reggio: Madonna in trono con Bambino ed i santi Agostino, Antonio da Padova e Giovanni Battista

Ridotto allo stato di abbandono dalla fine degli anni '50 fino al 2001, quasi cadente e senza tetto, ci si aspettava solo la sua definitiva rovina senonche', grazie alla nuova proprieta' e alla parrocchia si e' proceduto ad un restauro che l'ha portato alle condizioni attuali.

Immagine delle rovine dell'oratorio anno 1990

Per una biografia completa di Luca Ferrari da Reggio cliccare questo link 

Ricerca bibliografica, testo e foto dell'oratorio: Ennio Chiaretto, dal libro di prossima uscita. Vedi intervista

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