1896 Casalserugo

Gennaio 1896

1 gennaio La notte del Capo d’Anno. E’ quanto di più caratteristico, e, se vogliamo anche di ...... simpatico, che si possa immaginare. Bisogna girare lungo le vie cittadine dalle 1 alle 6 del mattino, del 1°di gennaio, per poter avere un’idea. Suonatori, cantanti, più o meno conoscitori delle tanto maltrattate note musicali; tenori più o meno sufficienti anche per una Carmen qualunque; violinisti e contrabassisti d’ogni età e statura si danno alla pazza gioia della serenata! Chissà quanti lettori saranno stati svegliati, stanotte dalle solite grida:Viva la famiglia.....con gli indispensabili e........ replicati!.....Ma più del cosidetto contorno del quadro, conviene occuparsi dei vari incidenti stanotte registrati dai nottambuli reporters.
-Scontato l’insegnamento religioso a scuola, tenuto però dagli insegnanti e non dai sacerdoti.
-Padova, manifestazioni anticlericali.
-A Venezia viene istituito un soggiorno marino per rachitici, anche per la provioncia di Padova.

Febbraio 1896

2 febbraio Casalserugo. Festa del Patrono, sagra, niente ballo pubblico. Nella notte non è mancato il furto di polli, fam.Tolesi e Cecchinato.

20 febbraio Cominciano le prediche di Quaresima, tenute da un predicatore straordinario, da fuori. Elenco dei predicatori a Padova.
-Echi del Carnevale. L’ultimo giorno di carnevale riuscì oltremodo animato. Grandissimo concorso (di folla,ndr) al “festival” popolare in Piazza dei Signori e brillantissimo veglione al Garibaldi.

Marzo 1896

10 marzo Il Vescovo Callegari dispensa dal digiuno e astinenza, per le precarie condizioni di salute pubblica.
-Casalserugo. Aperta una Locanda Sanitaria, in funzione dal 18 aprile, soprattutto per curare la pellagra.

Aprile 1896

6 aprile Prima Olimpiade moderna ad Atene.
7 aprile Esce il primo numero de “La Gazzetta dello Sport” di colore verdino.
11 aprile La Regina passa per Padova, diretta in treno a Venezia, e molti accorrono a vederla alla stazione.
18 aprile La Curia approva la costruzione dell’avancorpo alla chiesa di Casalserugo.

-Il giornale “il Comune” confluisce ne “il Veneto”, con molta cronaca di Padova. ( moderato, cattolico, contrapposto a “il Gazzettino ” più radicale, anticlericale, antipapista, ndr)

-Le Camere del Lavoro e la Chiesa a favore del riposo festivo dei lavoratori, contro ‘ il Veneto’

Maggio 1896

Giugno 1896

5 giugno Padova. La passeggiata clericale. Prepotenze. Avvenne ciò che avevamo preveduto: la cosidetta processione del “Corpus Domini” non fu che una passeggiata clericale. Infatti tutto il corteo, la cui sfilata durò circa un’ora, si componeva di associazioni papali, le più intransigenti della città e del suburbio con relative bandiere...e il “Corpus Domini” veniva soltanto in ultimo, così per giustificare la parata delle truppe ...del Papa-Re. E questa rivista militare di nuovo genere era sotto gli auspici di un nugolo formidabile di guardie e carabinieri.
I clericali poi valendosi di questa protezione della forza pubblica, trascesero a fatti inqualificabili, volendo obbligare i passanti a levarsi il cappello dinanzi non già al Sacramento ma ai vessilli delle loro sètte antinazionali. Perciò gli incidenti furono parecchi....

15 giugno La fiera del Santo. Diatriba tra il Veneto e il Gazzettino sulla festa del Santo. Il Veneto: solo religiosa, escludendo la fiera che è nata proprio in funzione della festa stessa.
L’arrivo dei forestieri, giornata splendida, movimento straordinario in Prato, alla Basilica del Santo folla enorme, borseggi pochissimi, la processione con moltissime bandiere rosse delle società clericali sotto la paterna protezione di molte guardie e carabinieri.

Luglio 1896

2 luglio La disgrazia del dott. Leone Da Zara. Ieri mattina accadde una disgrazia, che non mancherà di commuovere la cittadinanza, trattandosi di persona a matissima. Verso le ore 9, l’egregio dott.Leone Da Zara entrava in città a cavallo per porta Codalunga e si avviava per la strada di circonvallazione.
Ad un tratto il cavallo cadde di quarto, sicchè il dott.Da Zara, rimasto impigliato in una staffa, riportò parecchie lesioni al piede sinistro. Prontamente accorsero parecchie persone, che trasportarono il dottor Da Zara in una casa vicina. Dopo le prime cure apprestattegli dal dott.Gasparotto, venne con una carrozza condotto a casa sua. Quivi fu visitato dal prof: Bassini, che riscontrò una forte contusione al piede sinistro ed una più lieve al ginocchio pure sinistro. Auguriamo all’egregio dott.Da Zara una pronta guarigione. Il cavallo caduto riportò forti contusioni in varie parti del corpo.

7 luglio La Camera dei Deputati approva il Sindaco elettivo, anche nei Comuni piccoli (come Casalserugo, ndr).

22 luglio L’assassinio di Casalserugo - PIZZICAGNOLO che uccide una macellaia.
Certo Roma Alcide, agente pizzicagnolo di Casalserugo, uccise stamani, alle 7, con sette coltellate, Renuncini Lucia vedova Montini, esercente macelleria pure a Casalserugo. Il movente del delitto fu il rifiuto della Renuncini di amoreggiare coll’Alcide ed è stato premeditato perchè esso si portò tranquillamente stamane in bottega della Lucia per fare spesa di carne e mentre ella stava pesandogliela egli, brandito un coltello lungo e puntito gli diede replicati e fortissimi colpi tanto che il coltello presenta la punta piegata. La povera vittima aveva 34 anni e una figlia una bambina di 7; egli ha 26 anni. Interrogato perchè aveva commesso tale misfatto, rispose: era destinato così. Si presentò spontaneamente ai carabinieri.

23 luglio Dalla campagna. Gravi fatti di Casalserugo. (Casale, 20-7.96,ore 10). – Oltre la tempesta che devastò insieme con altri il nostro paese, due fatti avvenuti alla distanza di poche ore impressionarono tutta la popolazione. Ieri sera verso le ore 20 periva affogato in una pozza il fanciullo Ottavio Modesto Noventa d’anni tre. L’avvenimento però che ci tiene ancora tutti in agitazione si compì stamane circa le ore 7. Certo Achille N. domestico nel negozio di casolineria del signor Ferruccio Sette, ronzava da circa tre mesi intorno alla sig.a Renuncini Lucia ved. Montini, chiedendole la mano. Ricusò sem pre la vedova e cominciò a scansare l’importuno richiedente. Nessuna relazione amichevole era mai passata tra l’uno e l’altra, pure egli si
era incaponito di sposarla. Rievutone parecchie volte un rifiuto, ci pensò di finirla. Stamattina verso le ore 7 il domestico passò nel negozio carnami della Renuncini e si capisce che avrà ripetute le sue proposte; avendone avuta una ripulsa afferrò un coltello e le diede dodici ferite, tra cui una nel lato destro del petto lunga circa un 8 e profonda 12.
La Renuncini rimaneva cadavere all’istante. Buon per l’assassino che si diede nelle mani dei Carabinieri, i quali trovavansi per caso nella vicina osteria Santinello, perchè non sarebbe certamente fuggito alla giusta ira dei paesani che stimavano la Renuncini per la sua provata onestà. L’assassino non è di Casale. Oh! Se avesse luogo la pena del taglione!Padova.

La tragedia di Casalserugo. Un donna assassinata con dodici coltellate. L’assassino si costituisce. Avvisati dal nostro corrispondente di Casalserugo d’un’orrenda tragedia colà avvenuta ieri mattina (mercoledì) ci portammo immediatamente colà per avere tutti i particolari. *** In un elegante casinetto, portante il civ. N.15, proprio nel centro del paese, a sinistra di chi viene da Padova, abitava certa Rinuncini Lucia vedova Montini, d’anni 33. Il marito, morto due anni e mezzo or sono, già assessore comunale, era idolatrato dall’intero paese, perchè buono e caritatevole. La Rinuncini conduceva ora un negozio di macelleria ed all’infuori di questo non si occupava che d’una sua bambina d’anni 8, suo unico conforto. Poco
dopo la morte del marito, aveva avuto parecchie proposte di matrimonio, e tutte serie, ma essa le aveva tutte respinte, immersa com’era nel dolore, tanto che vestiva ancora a lutto. Per questi precedenti anzi la povera Rinuncini era tenuta per un vero modello di virtù. Aggiungiamo, per completare il ritratto, che la povera vedova, senza essere proprio bella, era però simpatica ed aveva gentile l’aspetto. *** Nello scorso gennaio andò a stabilirsi a Casalserugo certo Roma Alcide, detto Achille, d’anni 28, come garzone del pizzicagnolo Sette Ferruccio, che ha la bottega quasi di fronte (meglio di fianco,ndr) alla macelleria della vedova Montini. Il Roma, che è di Ponte di Piave, un brutto tipo, un mese fa pensò di divenire lo sposo della vedova.
Così, da semplice garzone sarebbe divenuto un padrone di bottega ed anche un possidente, poichè la Montini aveva anche delle possidenze. Per mettere ad effetto il suo piano, il Roma si diede a corteggiare la vedova, la quale però dimostrò subito di non volerne assolutamente ad oggisapere. Il Roma allora ricorse alle lettere, ora patetiche, ora minacciose, che la Montini si accontentava di abbrucciare. Fallito anche l’espediente delle lettere, il Roma ricorse a mezzi più persuasivi. Tre o quattro giorni or sono, recatosi nella bottega della vedova con un bicchiere contenente, sembra, una soluzione di solfato di rame, rivolto alla vedova stessa, ebbe a dire: “Vedela sto goto, se la dise che no la me vol sposar lo bevo!” La Montini gli rispose, come al solito, che la finisse una buona volta..... e l’eroico pseudo-innamorato gettò il contenuto del bicchiere a terra! Deluso in tutto il Roma meditò allora di vendicarsi vigliaccamente sulla virtuosa donna. *** Dicemmo già che la bottega del pizzicagnolo Sette è quasi di fronte alla macelleria Montini, la quale poi è al pianterreno dello stesso casinetto dove la Montini abitava. Ieri mattina, poco prima delle 7, il Roma, scorto che la vedova Montini era affatto sola, e che in quel momento anche la via era deserta, si recò alla macelleria ed ordinò alla vedova 50 cent. carne.

La Montini, non sospettando di nulla, tagliò un pezzo di carne e lo stava pesando allorchè il Roma, che s’era impadronito d’un lungo coltello della bottega, le vibrava un tremendo colpo presso la mammella destra. Quello che sia avvenuto dippoi fra l’assassino e la vittima non si può sapere con precisione. Certo la povera vedova, benchè ferita, tentò di parare altri colpi, ma il vigliacco assassino continuò a crivellarla di coltellate sinchè la vide stesa cadavere presso alla porta d’uscita, per la quale la disgraziata tentava di fuggire gridando aiuto con voce strozzata. °*° E’ molto strano che nessuno sia andato in soccorso dell’infelice, poichè, la macelleria si trova nel centro del paese ed erano completamente aperte la finestra e la porta.
Alcuni dissero poi d’aver udito delle grida che ritennero però grida di cane, appunto perchè la poveretta, ferita mortalmente aveva il sangue alla gola e le sue grida sembravano urla di una bestia! Chi invece sentì il dibattersi della terribile scena fu la bambina d’anni 8, che essendo in letto scese giù come pazza e si disperava a chiamare gente in aiuto della mamma sua che uccidevano. E la gente accorse poi, ma quando l’infelice era già cadavere.
°*° L’assassino, pertanto, saziata la sua teribile sete di sangue, gettò il coltello a poca distanza dal cadavere. E con tanta violenza, che la punta si ritorse; quindi uscì in istrada per la porta d’un salottino attiguo e recatosi nel caffè Santinello, dove sapeva esservi quattro carabinieri, stando sull’uscio, disse rivolto a questi: “Mettetemi le manette, perchè ho ucciso una donna!” I carabinieri gli chiesero se scherzava, ma egli replicò le precise parole, ed allora venne arrestato. Del resto, proprio in quel momento si gridava ovunque: “ Aiuto, aiuto, i ga mazzà la parona Lucia!”

A Casalserugo non v’è stazione di carabinieri, per cui si dice che l’assassino abbia atteso l’occasione nella quale si scambiavano la corrispondenza i carabinieri di Maserà e Bovolenta, per essere ad ogni buon conto salvo dai furori della folla. I carabinieri ai quali l’assassino si costituì sono : Stel Luigi e Derugna Isidoro della stazione di Maserà e Bortolato I sidoro e Quaglio Gennaro della stazione di Bovolenta. °*° Sparsasi la notizia del truce fatto, sulla scena del delitto recaronsi due dei carabinieri e l’attivissimo segretario comunale sig.Ceciliano Sartori. Allora si passò alle prime constatazioni. Dapprima si mise il cadavere sopra una sedia, sperando che la poveretta non fosse proprio morta; ma sopraggiunto poi il valente medico dott. Tagliaro, constatò che ormai tutto era purtroppo inutile. Il medico rilevò che l’assassino aveva dato ben dodici coltellate. °*° Si notarono delle ferite anche sulle mani, il che prova che l’infelice tentò di difendersi parando i colpi. Il coltello misura circa 25 cm. di lunghezza. E’ tutto imbrattato di sangue e vi si notano appicciccati dei lunghi capelli! La bottega venne chiusa ed il cadavere collocato in un angolo, coperto da un lenzuolo. °*° Gli altri due carabinieri pertanto si avviarono verso Maserà, tenendo ben assicurato l’assassino Roma. In un subito, si adunò una gran folla, che voleva fare immediatamente giustizia di quel vigliacco, per salvare il quale i carabinieri dovettero persino puntare le armi contro la folla.
°*°Appena giunto a Maserà, il bravo brigadiere dei carabinieri di colà Angelo Buan sottopose ad interrogatorio l’assassino, che fabbricò una specie di romanzetto. Disse infatti il Roma, che messosi a corteggiare la vedova Montini, questa sulle prime gli corrispose completamente e che quindi mutò, tanto che non veniva più in bottega quando c’era lui. Allora, aggiunse il Roma, decisi di ucciderla. L’assassino disse ancora che questo suo divisamento lo lasciò scorgere in una lettera diretta alla vedova e che un’altra lettera la scrisse l’altra sera, impostandola a Ponte S.Nicolò, nella quale chiedeva invece scusa. L’assassino si mostrò si può dire indifferente durante tutto l’interrogatorio. Il brigadiere si recò quindi a Casalserugo, dove infatti trovò la lettera più sopra accennata, la quale non verrà aperta che dall’autorità giudiziaria. °*° Noi vedemmo pure il cadavere della poveretta, che muoveva pietà più che ribrezzo, perchè sembrava quello d’una martire, tanto il viso conservava una certa dolcezza! Ed una martire infatti può dirsi la vedova Montini! Avvennero scene strazianti di parenti dal di fuori colà appositamente recatisi. Dopo le 5, giunsero sul luogo il giudice istruttore Paladini ed il medico dr. Bonetti. Questi i più importanti particolari; che abbiamo gettati giù in tutta fretta! Alla vittima si faranno funerali imponenti. Tutto il paese è costernato!
Orribile dramma d’amore. L’assassino della vedova. Precedenti al fatto. L’assassino e il coltello. Sul luogo. Il nostro giornale uscito a mezzodì, recava, ieri, con molti particolari la notizia del dramma orribile. Subito dopo, inviammo sul luogo un reporter che di ritorno d1 agosto
Masiero Agostino di Casalserugo tra i reduci dall’Africa, mandati in congedo.
-Padova. Congresso Cattolico di Studi Sociali. Fitti, salari e messa di sera.a Casalserugo, ove venne consumato il tremendo eccidio ci ha consegnato le seguenti note. Famiglia Rinuncini-Montini. Fino a tre o quattro anni fa, la famiglia Montini
era a Casalserugo così costituita: marito moglie ed una figlia. Il marito un buon lavoratore, la moglie pur essa molto attiva negli affari, amorosissima per l’unica figlia, un angelo di creatura. Una meningite uccise il capo della famiglia, per cui Lucia Rinuncini rimase vedova con la figlia. Essa usando di tutta la sua capacità era riescita a ragranellare qualche migliaio di lire; tanto, che adesso viveva con un esercizio di macelleria sempre bene fornito.
Il dolore acutissimo di dispiaceri famigliari, per cui il padre e un fratello finirono suicidandosi, e il dolore per la morte del marito, l’avevano indotta a non abbandonare mai l’abito a lutto. Tutti la conoscevano e stimavano moltissimo. Passava le ore del mattino nel suo negozio, indi rincasava per accudire alle faccende domestiche, la sua condotta era sempre stata irreprensibile. Lotta di sei mesi! Alcide Roma, d’anni 28, da Ponte di Piave (Treviso), sette mesi addietro era stato assunto quale agente della pizziccheria del sig. Sette Ferruccio. Un mese dopo egli mostrò il desiderio di far sua la vedova stessa col mezzo di terze persone. Queste ebbero un reciso rifiuto, ma l’Alcide non diedesi vinto.....

-Al Senato. Pel riposo domenicale. Alessandro Rossi parla sul riposo festivo che s’impone come una necessità sociale e come un dovere verso il sentimento religioso del popolo che ha bisogno d’ideali. Il senatore Boccardo crede che una legge la quale imponesse il riposo domenicale sarebbe una costrizione della libertà individuale e una rovina per certe industrie.

24 luglio
Ancora il delitto di Casalserugo ..........Il Roma non esercitò mai stabilmente un mestiere. Egli lo scorso inverno vendeva maglie di cotone in Piazza Unità, e un vero caso lo condusse a Casalserugo ove venne assunto dal sig.Sette..............L’altr’ieri, giorno in cui avvenne il delitto, i fratelli della vittima che pur abitano in paese trovavansi in una campagna piuttosto lontana di proprietà del comm. Da Zara, ove erano andati a “macchinare”. La disgraziata figlia della vittima venne ricoverata in casa dei parenti suoi. Ieri mattina ai funerali dell’assassinata intervenne folla enorme. E riuscirono commoventissimi. Molte e belle corone.
-Grande pubblicità della Ferro China Bisleri e del Fernet Branca.33
-Garantito il servizio tranviario tra Padova, Venezia e Vicenza.
-Nel padovano si registrano molti casi di febbre tifoide per scarsa igiene pubblica.

Agosto 1896

1 agosto Masiero Agostino di Casalserugo tra i reduci dall’Africa, mandati in congedo.
-Padova. Congresso Cattolico di Studi Sociali. Fitti, salari e messa di sera.

11 agosto La Società Veneta firma un contratto per ferrovie locali, tra cui Padova, Maserà, Bagnoli.

30 agosto La corsa ciclistica Padova Bovolenta viene spostata di qualche settimana.
-Il nuovo Catechismo Cristiano pubblicato in Piemonte e Lombardia dice che il 10° comandamento proibisce il socialismo perchè ispira il desiderio di acquisire la roba altrui con mezzi ingiusti.

Settembre 1896

1 settembre Le vaccinazioni sono rese obbligatorie.
20 settembre Padova. Beneficenza anticlericale per rachitici nella ricorrenza del XX settembre.
-A Padova le case hanno la luce.

Ottobre 1896

23 ottobre Casalserugo. Una bambina di 21 mesi, Codogno Valentina, muore affogata in un secchio d’acqua.

29 ottobre Echi di un dramma emozionante, in Corte d’Assise il delitto di Casalserugo. Roma Alcide chiamato Achille..... così narra il delitto commesso:.......tenendo quell’arma nella mia destra, allungai il mio braccio sinistro verso quella donna, la afferrai colla mano corrispondente pel suo braccio destro e la trassi giù dal gradino costituito da un rialzo di legno, e dicendole “questa è la tua fine” le infersi una coltellata al cuore e poi continuai a coltellarla finchè cadde a terra senza proferire parola. E qui l’autore del misfatto si dilunga in particolari narrando che egli aveva scritto più volte alla macellaia esternandole il di lui amore, ma ella mai gli aveva risposto. Narra inoltre, che in una lettera la minacciava di una coltellata, però aggiunge di averlo fatto in un momento di esaltazione. Quasi tutte le lettere terminano con una quartina, presso a poco, di questo genere: “Vorrei morir si giovane, Aver penato tanto, Per una buona Signora, Che io amava tanto”

Novembre 1896

10 novembre L’assassino di Casalserugo tenta suicidarsi nelle carceri giudiziarie . Da alcuni giorni Roma Alcide chiamato dai compagni di camerotto “l’omicida poeta”, perchè durante la notte molto spesso si svegliava improvvisando dei versi, mostravasi taciturno....Ieri notte alle 3 circa, l’omicida alzatosi dal letto strappava coi denti una striscia di tela delle lenzuola e faceva quindi un nodo scorsoio legando ad un attaccapanni di legno infisso nel muro alto due metri e pochi centimetri da terra. Il Roma fatto ciò e assicuratosi della resistenza del nodo vi faceva passare la testa rimanendo penzoloni finchè si sentì mancare. Con la morte alla gola emise un gemito, che fu udito dai suoi compagni di ventura Tentori Arcangelo e Rampazzo Alessandro i quali, accorsi subito, lo adagiarono sul pagliericcio. Chiamato subito il personale di sorveglianza, questo prestava al suicida le cure del caso. Interrogato, rispose: “Tra la condanna che mi spetta pel delitto commesso e la morte, preferii quest’ultima”.

19 novembre Spaventosa piena del Bacchiglione, gravi danni anche a Casalserugo.

Dicembre 1896

5 dicembre Corte d’Assise di Padova – Dramma passionale – Il misfatto di Casalserugo. Alla sbarra. Roma Alcide mostra una trentina di anni.
Dal giorno del delitto sembra molto invecchiato. Siede, in fondo alla sbarra, mentre un carabiniere lo guarda, sempre, molto attentamente. E’ pallido, con gli occhi infossati, di tratto in tratto guarda all’ingiro e sembra che cerchi qualcuno o qualche cosa. Alle 10.10 s’apre l’udienza. Le tribune sono oltremodo affollate. E’ il vero processo.....il dramma passionale portato dinnanzi ai giudici popolari e alla toga... Costituzione della P.C. L’avv.
Graziani s’oppone alla costituzione della P.C. e risponde l’avvocato Barbasetti, il quale vuole dimostrare la legalità della costituzione. Graziani ripete e De Biasi insiste, sulla legalità sostenuta dal suo collega della P.C. La Corte decide che la costituzione della P.C. non è legale e i rispettivi rappresentanti se ne vanno. Interrogatorio dell’imputato. Sono le 11.30 e il Presidente procede all’interrogatorio dell’imputato che piange sempre ripetendo, presso a poco, il racconto fatto al giudice istruttore e surriportato.

6 dicembre Il misfatto di Casalserugo. (cont.dell’udienza ant. del 5) L’interrogatorio continua. L’imputato risponde a monosillabi, e bisogna
affaticare moltissimo per capire quanto dice. Riproduciamo, quindi, il meglio possibile, il dialogo:
Pres.: Come e quanto tempo siete stato a Casalserugo? Imp.: Circa otto mesi , alle dipendenze del pizzicagnolo Sette Ferruccio.
Pres: Come avete conosciuto Lucia Rinuncini? Imp: Il negozio dove io servivo era vicino al suo, e la vedevo quindi, spesso.
Pres: Andavate anche in casa della Rinuncini? Imp: Andavo in cucina, in tinello. Alla Rinuncini scrissi otto o nove lettere....
Pres: Che cosa dicevano quelle lettere? Imp: (l’imputato non risponde e cade in dirotto pianto).
Pres: Vi siete recato nel negozio della Rinuncini la mattina del fatto e per quale motivo? Imp: Mi recai colà a comperare cinquanta centesimi di carne e la Lucia la tagliò........
Pres: E allora che avete fatto? Imp: Presi un coltello......(Il Presidente ripete le parole del racconto fatto, dinnanzi al giudice istruttore, dall’imputato, che si limita a confermare col capo).
Pres: Dove le avete dato la prima coltellata? Al cuore ? Imp: Si. Pres: Le avete dato pure una coltellata al collo? Imp: Non ricordo.
Pres: E quando la vittima era in terra, l’avete colpita ancora? Imp: No; in terra non l’ho toccata.
Pres: Sapete quanti colpi le avete dati? I medici, che esaminarono il cadavere, dichiararono che le avete dato ben sedici colpi, e l’ultimo, anzi, l’avete dato ai genitali. Andavate sempre voi, a prender la carne per conto dei vostri padroni? Imp: Sempre.
Pres: La mattina del 22 luglio la vostra padrona che cosa vi disse? Imp: Mi disse di guardare se c’era qualche cosa in negozio da far da mangiare (ritagli di salame od altro) in caso diverso che andassi a prendere la solita carne.
Pres: Sentirete che la vostra ex padrona dice differentemente. Dopo commesso il delitto dove siete andato? Imp: Mi presentai ai carabinieri. Pres: Che cosa diceste ai carabinieri? Imp: Mi arrestino; ho ucciso una donna.
Pres: E poi cosa avete detto? Che l’avete uccisa per gelosia? Imp: Non dissi niente.
Pres: Che cosa avvenne in paese dopo il vostro delitto? Imp: Non lo so, non lo ricordo. Avv: Graziani: Sarebbe meglio farla ai testi questa domanda.
Pres: La rinuncini dimostrava di volervi bene? Imp: Con gli affettii..... Pres: Di quali “affetti” trattavasi? Imp: Ella mi voleva bene ed io anche. Pres: Nel vostro interrogatorio avete detto che per più motivi avevate ragione per ritenere che vi volesse molto bene. Imp: Si, è vero, ma, poi, le cose cambiarono. La Rinuncini un giorno mi disse di trovarsi nell’impossibilità di sposarmi per vari motivi; fra l’altro, perchè aveva più anni di me. Malgrado questo le scrissi una lettera dicendole che vivesse tranquilla e lieta.
Pres: Le scriveste altre lettere? Imp: Si, scrissi cinque lettere. La lettera ingiuriosa ch’io scrissi alla Rinuncini venne bruciata dalla stessa la quale mi
disse che avrebbe bruciate anche le altre. Pres: Vi ha mai risposto essa a queste lettere? Imp: No, mai.
Pres: Sentite; voi avete adoperato il coltello che era sul banco o quello adoperato dalla Lucia per tagliare la carne? Imp: Adoperai quello che era sul banco.
Pres: Come v’è venuta l’idea di commettere l’eccidio? Imp: Non lo so.... Pres: Avevate l’idea di prendervi una vendetta contro quella donna? Imp: No...Insieme.... Avv. Graziani: Suicidarsi.

Pres: Avete mai parlato prima del fatto con la Simonetto Pierina e con la Sartorato, la fantesca della Rinuncini? Imp: Alla Sartorato dissi un giorno che sarei andato secolei in America.
Pres: Avete mai coltivata l’idea di dare tre colpi di revolver alla Rinuncini? Imp: Venni a Padova con l’intenzione di comperare l’arma, ma poi mutai idea; comperai invece dell’altra roba. E qui il dialogo-interrogatorio continua nell’intento di far emergere la premeditazione. L’arma omicida. Il presidente ordina all’usciere di mostrare all’imputato l’arma rinvenuta sul luogo del delitto. Roma Alcide, sta oer cadere indietro ma il carabiniere che gli è vicino lo sorregge; egli piange e tiene la testa fra le mani. Il Presidente avverte i giurati che il Roma ebbe l’identico contegno allorquando nel primo interrogatorio, il giudice istruttore ebbe a mostrargli quell’arma. Il cancelliere, l’ottimo Valdemarca, legge poscia l’interrogatorio scritto e l’udienza antimeridiana finisce. Sono le 12.30. (Udienza pomeridiana del 5) Si termina l’interrogatorio dell’imputato che ripete non aver pensato all’omicidio che al momento in cui l’ha compiuto, e che lo commise per aver perduto la testa in seguito al dolore dell’abbandono e per la gelosia suscitatagli da un altro pretendente, il garzone di un certo Bertin. Afferma ancora che per ciò era stravolto e che aveva più volte pensato a morire. Il contegno dell’imputato e le sue risposte semplici e conformi mostrano caratteri del delitto passionale, come abbiamo detto ieri. Il suo delitto gli fa orrore come il coltello omicida che, presentatogli, non vuole assolutamente vedere.

7 dicembre Il truce assassinio di Casalserugo – ( Udienza del 6) Esame testi.
RINUNCINI Luigi, d’anni 39, macchinista di Casalserugo. E’ fratello della morta e tutore della bambina.
Pres: Vedeste mai il Roma in casa di vostra sorella? Rin: Spesse volte. Mia sorella, co la lo vedeva , l’andava via.
Pres: Avete potuto capire che intenzioni avesse il Roma? Rin: Ghe lo gò domandà a mia sorella e la me ga risposto: “ El xe mato!”
P.M.: La bambina quanti anni ha? Rin: Nove anni e abita da una sua zia a Padova.
SARTORATO Amalia, d’anni 18, contadina di Casalserugo. Quella che doveva andare in America.
Pres: Foste al servizio del pizzicagnolo Sette? Sart: Sissignor. Pres: Appena andata in quella casa , il Roma che era garzone di bottega vi fece qualche proposta? Sart: El voleva che andasse in America con elo. Pres: Vi promise anche di sposarvi? Sart: No, nol ga mai parlà de sposarme.

Pres: E perchè voleva condurvi in America? Sart: No lo so. Dopo un mese el xe tornà a farme sta proposta. Otto giorni prima che nascesse el fatto, el me ga dito: “Amalia, la me fassa andar via sti pensieri!” Roma: No, no xe vero. Pres:E voi che diceste? Sart: Ghe go dito: “ I sarà i pensieri per la Neni” (la vedova) e elo me ga replicà: “In quanto alla Neni, la sarà finia presto”. Pres: E perchè gli parlaste della vedova? Sart: Perchè el ghe faseva l’amor. Pres: E che impressione vi fecero quelle parole “La sarà finia presto”? Sart: Mi go sospettà cche el volesse coparla. GIOTTO Luigia , d’anni 35, di Casalserugo. Pres: Da quanto tempo si trovava il Roma come garzone al vostro negozio? Giotto: Dal dicembre.

Pres: Che sapete del fatto? Giotto: Quella mattina, appena andada in bottega, Roma el me ga dito: “Parona, magnemo carne ancuo?” e mi go risposto che gera megio magnar qualcossa altro e lu el ga soggiunto che gera megio tor carne, parchè i salami i xe rancidi. Infatti, el xe andà a tor la carne. Poco dopo, go sentio dei zighi come de un can, ma invece un toso el me xe vegnù dire “ Alcide ga copà la Neni”. Notiamo che l’imputato sta coricato sulla panca, coperto col mantello, come uno che dorma. Pres: Dopo il delitto vedeste il Roma? Giotto: El xe vegnù un momento sulla porta e dopo el xe andà dai carabinieri. Pres: Ed è vero che dalla strada poteva vedere i carabinieri? Giotto: No me par; ma elo el saveva che gera i carabinieri in caffè; lo
saveva tutti, anca la povera Neni, che poco prima del fatto la gaveva dà la man ai carabinieri (impressione). Pres: Che donna era la Lucia? Giotto: La gera una donna esemplare che viveva solo per la so bambina (impressione). Pres: Qualche tempo prima, la Lucia vi aveva fatto qualche confidenza? Giotto: Una volta, tre mesi prima del fatto, la Lucia la me ga dito che Roma gaveva scritto una lettera de dichiarazion e la se ga messo a ridar
contandomelo. Una mattina poi il Roma el xe andà in bottega della Lucia con un goto del solfato de rame dicendo che el lo gavaria bevudo se no la diseva de si. Ela ga dito che nol fasesse piavolade e lu ga buttà via tutto (risa).
BORILE Giuliano, negoziante di Casalserugo. Pres: Voi che tenevate l’amministrazione della Rinuncini, vi accorgeste mai che questa avesse relazioni col Roma? Bor: Non seppi mai di relazioni. Vidi solo che parlavano, il che è una cosa naturale in un paesello fra vicini.

Pres: Vi accorgeste mai che la Lucia ricevesse delle lettere? Bor: Si, ma lei mi disse che non era una cosa seria. Non potevo nemmeno immaginarmi che si trattasse del Roma. Pres: Che si diceva in paese delle condizioni economiche della Rinuncini? Bor: La si riteneva assai più ricca di quel che non fosse.

Pres: Credete che il Roma fosse proprio innamorato? Bor: No, no. L’agiva per interesse, per farse una posizione sposando la vedova (impressione). Avv.Graziani: E su che basa questo convincimento? Bor: Perchè nello stesso tempo e gli faceva dichiarazioni d’amore a varie ragazze. GOBBO Massimiliano d’anni 12.

Pres: Che cosa sentisti quella mattina? Gob: Go sentio come dei urli de can, son corso fora e go visto la Rinuncini stesa a terra.: Roma quando el me ga visto, el xe scampà via e el xe andà dai carabinieri. Allora me son messo a zigar.”Alcide ga copà la Nini”.

Pres: Tu dormivi nella stessa stanza del Roma. Stando in questa si può vedere la stanza della Rinuncini? Gob: Sissignor. La teste GIOTTO poi aggiunge che non si poteva però vedere il letto della vedova.
SIMONETTO Pierina, d’anni 21, di Casalserugo. Pres: Il Roma vi fece mai dichiarazioni d’amore? Sim: No, parchè mi lo go el moro so. Però delle volte el me domandava come l’andava con questo. El giorno del fatto, avendoghe mi dito che gaveva terminà tutto col mio moroso, elo el me ga risposto: “Go terminà tutto anca mi con la mia amnte; ma la Neni la ga da passar par le mie man”. Pres: Vostra sorella Elvira ebbe un giorno una
lettera? Sim: La ga trovada, do mesi prima, in strada, davanti el Municipio, e la gera diretta alla Rinuncini.
BENETELLO Luigi, d’anni 60, calzolaio di Casale. Pres: Riferite il fatto. Ben: Mi go sentio zigar, dei urli come una bestia strozzada. Corso fora, go visto mia cognata buttada per terra, immersa nel sangue. Mi e altri la gavemo messa sopra una carega, la gavemo spruzzada de acqua, e la ga dà l’ultimo respiro.

Pres: Che donna era la Lucia? Ben: Una santa donna, onesta, che no la pensava che a sua fia. Pres: Il paese si commosse pel delitto? Ben: Tanto, che i carabinieri i ga stentà a salvar l’assassin dalle man della gente.
BENETELLO Pietro, calzolaio, d’anni 23 di Casale. E’ figlio del teste precedente. Sentì pure un urlo ed uscito vide la Rinuncini a terra. Sentì anche la bambina a gridare e la portò via, perchè non vedesse la madre assassinata. Sono le 5 e si leva l’udienza.

8 dicembre L’assassinio in carcere - dopo la condanna all’ergastolo. Roma Alcide, udita la sua condanna, cadde in dirotto pianto, e chiese ai carabinieri, che dovevano scortarlo alle carceri, di qual pena di condanna trattavasi. In sulle prime i carabinieri non risposero; soltanto dopo molte preghiere dissero che ergastolo significa condanna a vita. Roma Alcide giunto ai Paolotti, non uscì dal carro, ma fu trasportato col carro stesso al camerotto. Oggi, è guardato a vista, continuamente, da un carceriere, nella tema che tenti, di nuovo, di por fine ai suoi giorni. A Padova , da molti anni, non venne pronunciato un verdetto come quello di ieri sera.

9 dicembre Corte d’assise di Padova – Roma all’ergastolo - Ieri stante l’ora tarda non potemmo dare che un resoconto molto sommario del verdetto e della sentenza. Stante il grande interesse che il pubblico dimostrò pel drammatico processo, completiamo oggi il resoconto. Il verdetto. I giurati alle ore 8.5, pronunciavano verdetto completamente affermativo, col quale cioè è ammessa la premeditazione ed esclusa ogni infermità di mente. Non sono accordate nemmeno le circostanzeattenuanti. (Il pubblico si abbandona a vivaci commenti). L’imputato ascolta la lettura del verdetto con abbastanza calma. Il P.M. cav. Muttoni, fra un silenzio sepolcrale, domanda che il Roma venga condannato all’ergastolo. La sentenza.
Alle ore 8.30, la Corte pronuncia sentenza, con la quale condanna il Roma Alcide all’ergastolo (galera a vita). La Corte ordina inoltre che la presente sentenza venga stampata ed affissa nei Comuni di Padova e Casalserugo. L’imputato si ritira tranquillamente. Il verdetto venne trovato generalmente giustissimo nella sua terribile severità.
Il solito giornaletto scrive che da molti anni non venne pronunciato un verdetto come quello dell’altra sera. Ciò è inesatto, poichè nel 1892 i giudici di Padova.....e pure nel 1893.

24 dicembre Leone Da Zara è sempre il primo a soccorrere gli infelici, invia 5 lire al giornale per una disgraziata.
Fonti: Il Popolo, Il Veneto, Il Gazzettino.